Etf alla ricerca della qualità negli Usa
Il prodotto indicizzato di Fidelity abbina filtri di qualità all’alto dividendo, con una parziale attenzione alla sostenibilità.
Nel delicato 2022, sulla scia della debacle dei titoli growth, si è osservato molto interesse in merito ai titoli value ma anche alle azioni considerate di qualità. Fidelity ha proposto sul mercato italiano una batteria di Etf che tendono ad un unire due fattori di stile: la qualità e gli alti dividendi. L’unione di questi due elementi dovrebbe permettere un posizionamento nel medio termine performante rispetto al mercato, a maggior ragione se si avranno davanti ancora periodi di turbolenza dei listini. Non si tratta però di una scelta difensiva, ma che presenta un beta (sensibilità rispetto all’indice azionario globale) vicino ad 1; in particolare, la correlazione e il beta per l’Etf Fidelity Us Quality Income, che guarda al panorama statunitense attraverso le due lenti prima indicate, sono fotografati vicini a 0,90 negli ultimi anni, rispetto all’S&P500. L'indice sottostante all’Etf è studiato in modo da rispecchiare la performance di azioni di società statunitensi a grande e media capitalizzazione, che pagano dividendi generosi e si caratterizzano per la qualità dei fondamentali. I componenti dell'indice sono inoltre ponderati in base a fattori fondamentali nonché a determinati criteri Esg. L’agente di calcolo dell’indice è S&P Dow Jones, e il benchmnark viene ribilanciato una volta l’anno. Nel dettaglio, l’Etf Us Quality Income offerto da Fidelity offre un'esposizione unica alle società statunitensi che offrono interessanti rendimenti da dividendo, controllando al contempo le ponderazioni settoriali. La maggior parte delle strategie a dividendo e a reddito presentano bias settoriali impliciti, vale a dire sottopeso di tecnologia, servizi di comunicazione e beni di consumo ciclici e sovrappeso di servizi finanziari, servizi di pubblica utilità ed energia. Controllando le ponderazioni settoriali, la maggior parte dei rendimenti del Fidelity US Quality Income Etf è invece guidata dalla selezione dei titoli. La Quality Income Strategy di Fidelity è una strategia di investimento basata su regole implementate attraverso gli indici proprietari di Fidelity. Si concentra sulla selezione di società che offrono rendimenti da dividendo interessanti e garantisce la qualità incorporando schermi qualitativi incentrati su Free Cash Flow Margin, Return on Invested Capital e Free Cash Flow Stability. Controllando eventuali distorsioni settoriali, questa strategia offre un tracking error relativamente basso, rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalle strategie tradizionali sui dividendi. Pur non essendo Etf Esg di per sé, le strategie Quality Income di Fidelity utilizzano un quadro di riferimento basato sui princìpi che prevede alcune esclusioni basate su attività e norme; sono così escluse dal portafoglio le azioni coinvolte nel business delle armi, del tabacco e del carbone termico, oltre ai violatori dei diritti umani. L’Etf è comunque classificato come articolo 6 ai fini della normativa Sfdr.
Guardando al portafoglio, il settore IT vale il 24%, seguito dal 14,4% di health care, 12% ciascuno di beni di consumo ciclici e finanziari, 9% di industriali, etc; l’energia e le utilites contano pochissimo, per il 7% in totale. Tra i singoli nomi a maggior peso dominano Apple (5,4%), Microsoft (4,7%), Chevron (1,8%), Merck (1,5%), e il portafoglio è composto da 112 posizioni, in linea all’indice che viene replicato fisicamente.
Fidelity ha listato sul mercato italiano tre versioni di questo sottostante. L’opzione aperta al rischio di cambio (quella considerata in questo caso) è disponibile sia con modalità di distribuzione che di accumulo dei proventi, ma per chi vuol annullare eventuali deprezzamenti del dollaro Usa è disponibile anche la scelta Euro Hedged. Che chiaramente ha un costo, in funzione del differenziale dei rendimenti tra la curva dell’euro e quella del dollaro Usa, oggi abbastanza impegnativo. La casa di investimento propone l’Etf ad accumulazione, espresso in dollari, ad un Ter dello 0,3% annuo. Il rischio di cambio è chiaramente presente, tutto focalizzato sul dollaro statunitense, il cui deprezzamento rispetto all’euro andrebbe ad erodere la performance in valuta locale dell’indice e quindi dell’Etf. Ma c’è chi considera l’esposizione al dollaro Usa come un elemento di resilienza, in quanto la divisa statunitense è tuttora un bene rifugio in condizioni di forte incertezza o particolari criticità di mercato. (riproduzione riservata)