Zelestra, produttore indipendente di energia rinnovabile fondato a Bilbao nel 2005 e controllato dal fondo Eqt (oltre 269 miliardi di euro in gestione) accelera sul mercato italiano e punta a 3 Gigawatt entro fine 2026, nell’ambito di un piano di investimenti a livello di gruppo di circa 3 miliardi al 2030. A guidare la sussidiaria italiana è Eliano Russo, che in questa intervista a MF Milano Finanza anticipa le strategie di crescita e fa il punto sui vincoli regolatori e infrastrutturali che ancora rallentano gli investimenti.
Domanda. Il 7 maggio avete inaugurato a Ginosa il primo impianto di Zelestra in Italia. Cosa rapprsenta questa apertura?
Risposta. Si tratta di un passaggio chiave. Parliamo di un impianto agrivoltaico da 6,5 MW già in produzione dall’inizio dell’anno. Zelestra è un produttore indipendente integrato: origina, sviluppa, costruisce e gestisce gli impianti. Avere i primi megawatt a terra significa rendere concreta la strategia.
D.Quanto conta l’Italia nella strategia del gruppo e dove può arrivare?
R. Zelestra ha circa 33 Gw globali e l’Italia è un mercato recente. Proprio per questo ha spazio per crescere ed è tra le priorità. Negli ultimi 18 mesi il portafoglio è quintuplicato. Oggi siamo a 1,4 GW tra fotovoltaico, agrivoltaico e accumulo. Entro l’anno avvieremo anche la costruzione di un grande impianto di accumulo a batterie, il più grande autorizzato finora in Italia. L’obiettivo è arrivare a 3 Gw entro fine 2026, crescendo anche nel centro-nord.
D. Essere rimasti fuori dai fondi del Pnrr: è stato uno svantaggio?
R. Siamo entrati tardi e non abbiamo avuto accesso a quelle risorse. Abbiamo scelto le aste Fer X aggiudicandoci circa 168 Mw, inclusi progetti agrivoltaici, che possono competere con il fotovoltaico tradizionale. Questo dimostra che progetti ben ingegnerizzati sono sostenibili anche senza contributi pubblici. Zelestra pero non si limita alle aste: costruisce asset su misura per i propri clienti, come dimostrano i contratti Ppa decennali con Bkw e il primo tolling virtuale finanziario d'Europa — un primato che racconta la capacità dell'azienda di anticipare il mercato e trasformare le esigenze dei partner in soluzioni concrete e pionieristiche.
D. Italia e Spagna restano modelli diversi?
R. La Spagna è più avanti sulla capacità installata. L’Italia però si sta muovendo con un approccio più regolato, soprattutto sulla gestione della rete e sull’accesso alle connessioni.
D. Che cosa oggi rallenta davvero gli investimenti?
R. La discontinuità degli strumenti. Servono calendari d’asta stabili e pluriennali, coerenti con il Pniec. Senza visibilità nel tempo è difficile pianificare. E poi ci sono le autorizzazioni. Da una parte comportano una selezione sul mercato e questo è positivo, ma il problema sono i tempi, insieme all’accesso alla rete.
D. Sulla rete è in corso una revisione delle connessioni: che impatto avrà?
R. Oggi molte richieste non corrispondono a progetti reali. La revisione farà ordine: chi non ha autorizzazioni perderà le connessioni. Questo libererà capacità e renderà il sistema più efficiente.
D. Nel dibattito energetico italiano è tornato il nucleare: da operatori delle rinnovabili, come lo vedete?
R. Non esiste una soluzione unica. Il nucleare può avere un ruolo, ma non è ancora industrializzato. Oggi la leva disponibile sono le rinnovabili.
D. Un’azionista di peso come Eqt condiziona le scelte?
R. C’è confronto costante, ma ampia autonomia operativa. Una volta definita la strategia, il management si muove in modo indipendente. Quella di Eqt è una presenza forte.
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