Socialista, musulmano, nato a Kampala in Uganda il 18 ottobre 1991 da genitori indiani (la madre è la celebre regista cinematografica Mira Nair), Zohran Mamdani ha vinto a sorpresa le primarie e sarà quindi il candidato democratico alla carica di sindaco di New York.
Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente Donald Trump per le partnership globali stronca subito il giovane candidato: «È un ragazzo simpatico, ma totalmente inadeguato e inesperto per guidare la mia città, New York City». Mamdani, dice Zampolli, «mi ricorda il deputato federale Tiririca in Brasile, un comico che, pur essendo considerato un pagliaccio, è riuscito a ottenere voti dalle persone frustrate. Ma New York è la capitale mondiale del real estate, non un luogo dove sperimentare affitti gratuiti».
Nonostante gli sforzi, però, l’inviato speciale di Trump non riesce a nascondere una certa preoccupazione: «Questa è una sveglia per tutti i newyorkesi: andate a votare!», dice. «Mamdani sta conducendo una campagna abile, rivolgendosi a tutti i 10 milioni di abitanti, e in particolare ai 400.000 musulmani della città, di cui finora ha votato solo l’8%».
Guardando i social, si vedono foto di Zampolli in compagnia dell’ex sindaco Rudolph Giuliani e di quello attuale, Eric Adams, un ex poliziotto afroamericano eletto come democratico ma che ora si ricandiderà come indipendente. «Ho sempre detto al mio amico Adams che bisognerebbe trasformare il G7 in un G7+1 perché New York City è la decima economia del mondo», dice Zampolli.
Il suo incarico globale include anche New York City e i rapporti con la Fifa, pertanto Zampolli continua a lavorare per la sua città: «Con Stefano Domenicali e Flavio Briatore vogliamo portare la Formula 1 a New York. Secondo Flavio il tracciato dovrebbe includere il Central Park, ma nell’amministrazione della città ci sono persone che non capiscono il potenziale economico di questo evento e si preoccupano solo dei volatili del parco. Se a Miami la Formula 1 porta 300 milioni di dollari, a New York ne porterebbe più di un miliardo! Sto lavorando inoltre per far riconoscere il Brooklyn Bridge come sito Unesco». Zampolli ama ricordare che da ragazzino milanese, prima di trasferirsi negli States, sognava New York masticando la celebre gomma del Ponte prodotta dalla famiglia Perfetti.
Ma alla fine, Mamdani lo preoccupa davvero perché, prima di lasciarci per tornare ai suoi impegni di inviato speciale, Zampolli lancia un appello per andare a votare, le elezioni sono in programma il prossimo 4 novembre: «Andate tutti a votare perché ogni voto conta, in ogni parte del mondo. Capisco che non sia sempre piacevole stare in fila per votare, specialmente quando i politici spesso non mantengono le promesse una volta eletti. Ma non è il caso del Presidente Trump, che sta mantenendo esattamente ciò che ha promesso in campagna elettorale». (riproduzione riservata)