È passato un quarto di secolo dall’attentato alle Torri gemelle. Il più famoso «cigno nero» della Storia contemporanea che ha sconvolto le certezze del mondo occidentale ed è rimasto impresso nella memoria di tutti.
«25 anni fa il terrorismo non attaccò soltanto il cuore degli Stati Uniti, ma tutto il mondo libero. Un mondo libero che seppe unirsi e restare saldo nella consapevolezza di ciò che rappresenta», ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «L'anniversario di oggi ci ricorda che la democrazia e la sicurezza non sono conquiste scontate. Sono pilastri della nostra civiltà, che abbiamo il dovere di preservare insieme. L'Italia è stata e continuerà a stare al fianco dei suoi alleati nella lotta al terrorismo, nel solco della difesa dei valori che uniscono le nostre nazioni».
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare le vittime dell’attentato alle due torri e poi ha posto l’accento sulla forte coesione internazionale contro il terrorismo nata dopo l’attacco: «All'indomani di quella ignobile e inammissibile aggressione, il richiamo ai valori di difesa dei diritti di ogni persona, trovò nell'Italia e nei partner europei una risposta ferma, immediata e corale».
Mattarella ha usato la ricorrenza anche per condannare le varie guerre in giro per il mondo: «Il valore della pacifica convivenza tra i popoli deve ispirare gli odierni comportamenti, senza cedimenti alla logica della guerra che sembra, invece, prevalere in troppi teatri. Di fronte al riemergere di logiche di sopraffazione e di nuovi conflitti, rimane fermo l'impegno dell'Italia contro il terrorismo, a difesa della vita dei nostri concittadini e di ogni altra nazione, e dei diritti inalienabili dei popoli. Solo una cooperazione coraggiosa, giusta e lungimirante può garantire pace, sicurezza e prosperità alle future generazioni»
«Ci sono giorni che non finiscono mai. L'11 settembre è uno di questi», ha scritto il ministro della Difesa Guido Crosetto su X. «La tragedia ci ha uniti nel segno del dolore. Oggi il nostro pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che persero la vita nel tentativo di salvarne altre. Il loro sacrificio appartiene alla memoria di tutti».
La ricorrenza, per i politici italiani, viene presa come spunto anche per fare una riflessione sul mondo attuale: «Sono passati 25 anni. Eppure il mondo non è diventato più sicuro. Le minacce sono cambiate, si sono moltiplicate, hanno assunto forme nuove», ha detto Crosetto. Che ha aggiunto: «Oggi, come allora, nessun Paese può affrontare da solo le sfide alla nostra sicurezza. Serve una comunità internazionale capace di restare unita, condividere responsabilità e non arretrare davanti al terrorismo e alle nuove minacce globali».
Il capo del Viminale, Matteo Piantedosi, ha posto l’accento sull’amicizia che lega Italia e Stati Uniti, uno dei temi più discussi dell’ultimo periodo dopo le scintille tra Donald Trump e Meloni: «Italia e Usa sono uniti da un forte legame di amicizia e fratellanza, che si rinsalda ogni giorno nella comune difesa dei valori di libertà e democrazia. Lo scenario internazionale, segnato da nuovi conflitti e crescenti tensioni, ci impone di non abbassare mai la guardia rispetto ai pericoli che minacciano la sicurezza dei nostri cittadini. Per questo abbiamo il dovere, oggi come allora, di lottare contro ogni forma di estremismo e radicalizzazione».
Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, pone l’accento sulla nuova fase storica che si aprì dopo l’attentato: «Quella tragedia segnò profondamente la nostra epoca e mostrò al mondo intero la minaccia rappresentata dal terrorismo jihadista e dal fanatismo ideologico. Il tempo trascorso non attenua la memoria di quanto accadde, né può farci dimenticare il valore della libertà, della democrazia e della convivenza tra i popoli. Nel ricordo delle vittime dell'11 settembre, rinnoviamo dunque il nostro fermo impegno contro ogni forma di terrorismo e fanatismo e riaffermiamo la necessità di difendere quei valori di libertà e democrazia che i terroristi vollero colpire».
Mentre il vicepremier Matteo Salvini ricorda la giornalista Oriana Fallaci: «Quel giorno il fanatismo islamista colpì al cuore l'America e dichiarò guerra all'Occidente, come sempre è accaduto nel corso dei secoli, assassinando 2977 innocenti. Oriana Fallaci, con la sua straordinaria lucidità, comprese già allora, prima di molti altri, la matrice ideologica di quell'odio e il pericolo dell'Islam politico. Fu attaccata, minacciata, offesa, isolata. Proprio come la Lega da anni. Ma aveva drammaticamente ragione. Non possiamo dimenticare quel giorno, in cui il mondo cambio' per sempre. E, con esso, la vita di tutti noi». E ha aggiunto: «A venticinque anni di distanza, il terrorismo e il fanatismo islamista rimangono la più grande minaccia all'Occidente e alle nostre libertà. Hanno provato a conquistarci con le guerre, con le spade, con gli attentati, con il terrore, con i figli. Combatterli è un dovere. Con ogni mezzo necessario. Se serve, anche da soli. Viva la Libertà». (riproduzione riservata)