Meta dovrà lasciare libero accesso agli assistenti AI dei concorrenti su WhatsApp. Almeno fino al termine dell’indagine antitrust della Commissione Europea. A stabilirlo è lo stesso esecutivo comunitario, preoccupato che il gruppo di Mark Zuckerberg danneggi la concorrenza con le limitazioni stabilite a ottobre 2025 per i chatbot diversi dal suo Meta AI.
A dicembre 2025 la Commissione ha aperto un’indagine antitrust (ancora in corso) sulla decisione di Meta di bloccare l’accesso dei fornitori di AI diversi da Meta AI a WhatsApp. A febbraio Bruxelles ha concluso in via preliminare che è necessario adottare misure provvisorie per evitare che le modifiche contrattuali di Meta provochino un danno grave e irreparabile al mercato.
A marzo Meta ha quindi modificato la sua politica di accesso all’app di messaggistica, posticipando di un anno il bando dei chatbot concorrenti in Europa.
L’Antitrust italiano si è mosso ancora prima dell’Ue. Già a luglio 2025 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) aveva avviato un’istruttoria e a dicembre aveva imposto a Meta di sospendere l’estromissione dei competitor da WhatsApp. In risposta la big tech aveva stabilito che da febbraio 2026 le società AI che volevano tenere i loro chatbot su WhatsApp in Italia dovevano pagare una tariffa di 0,0572 euro per ogni risposta generata dall’intelligenza artificiale, secondo il sito specializzato TechCrunch.
In un primo momento il mercato italiano è stato quindi escluso dall’indagine europea. Tuttavia, ad aprile la Commissione Ue ha esteso il procedimento anche all’Italia e l’Agcm ha chiuso l’istruttoria nei confronti di Meta. (riproduzione riservata)