Warren Buffett ha emesso l’ennesima profezia e in parte ha anche contribuito ad avverarla. L’oracolo di Ohama ha visitato qualche settimana fa il Giappone e ha iniziato a investire in aziende del Paese asiatico, facendolo sapere a tutti. Anche per questo mercoledì 17 l’indice Topix della borsa di Tokyo ha superato i 2.127 punti al livello più alto degli ultimi 33 anni (+14% da inizio anno). Non ha aspettato ad eguagliare il record il Nikkei 225, che due giorni dopo, venerdì 19, ha raggiunto i 30.808 punti (+18% da gennaio 2023), nel giorno di apertura del G7 ospitato a Hiroshima. Gli indici azionari giapponesi non brillavano così dallo scoppio della famigerata bolla del mercato nipponico della fine degli anni '80. E l’impennata non pare destinata a ridimensionarsi facilmente.
Dietro al rally della borsa giapponese ci sono diversi fattori interni interessanti. Listini e analisti hanno apprezzato i dati appena pubblicati dai gruppi quotati: la stagione delle trimestrali si è palesata complessivamente solida e la parte più corposa dell’indice, il 72% delle società che chiude il bilancio tra febbraio e marzo, ha riportato utili annuali robusti. A incoraggiare gli investitori è stata anche la debolezza dello yen, agevolata a sua volta dalla politica ultra accomodante e dagli stimoli fiscali della Bank of Japan. Inoltre la riapertura post-Covid del Giappone ha spinto l’economia, con il pil a +1,6% nel primo trimestre e la produzione industriale ben oltre le aspettative degli economisti.
In ultimo, ma non per importanza, a ridare linfa ai mercati sono stati gli afflussi degli investitori esteri: hanno acquistato 3.500 miliardi di yen in azioni e altri titoli giapponesi per cinque settimane di fila, secondo i dati aggiornati all’11 maggio del Japan Exchange Group. Tra questi, c’è Buffett. E il suo endorsement ha riacceso la speranza che gli investitori stranieri “long” siano disposti a tornare sul mercato in modo massiccio.
Il rally di Tokyo potrebbe dunque essere solo un primo assaggio. Gli analisti di Goldman Sachs si aspettano che le azioni giapponesi saliranno ancora, e notano che i fondamentali sono solidi rispetto ai titoli dei mercati degli altri Paesi. Inoltre per gli esperti le aspettative relative ai cambiamenti e alle riforme strutturali del governo di Tokyo contribuiranno a spingere in ulteriore rialzo l’azionario. Su questa scia le stime per il nuovo anno fiscale forniscono prospettive di utili in crescita a fronte di valutazioni delle società che restano ancora convenienti. In questo quadro gli analisti vedono la performance del Topix raggiungere i 2.200 punti nei prossimi dodici mesi.
Anche per quanto riguarda il pil l’attesa è per un tasso di crescita superiore al previsto dagli esperti. Quanto all’inflazione (+3,4% ad aprile), secondo gli esperti di Goldman Sachs, il Giappone deve ancora raggiungere un punto in cui è improbabile un ritorno alla deflazione e in questo scenario la BoJ manterrà una politica di tassi di interesse negativi.
Per gli esperti di Goldman Sachs il rally ha poi ancora un altro catalizzatore: il buyback. È cresciuto il numero delle società che hanno annunciato o hanno in corso piani di riacquisto di azioni perché scambiate in borsa ad un prezzo al di sotto del valore contabile. Mitsubishi ha dichiarato il 9 maggio che intende riacquistare fino a 2,2 miliardi di dollari di azioni. Il mese scorso, hanno fatto lo stesso due giganti del tech come Hitachi e Fujitsu. (riproduzione riservata)