Continua la guerra mediatica tra Micheal Burry e i colossi della tecnologia Usa. Il gestore reso celebre dal film La grande scommessa ha accusato i cosiddetti Hyperscalers - ossia i grandi operatori di cloud computing come Amazon, Google, Meta e Microsoft – di truccare i bilanci sottostimando gli ammortamenti relativi agli investimenti per l’intelligenza artificiale (server di nuova generazione, data center e soprattutto Gpu Nvidia). Le società in questione, secondo Burry, allungherebbero in modo artificiale la “vita utile” degli asset, gonfiando così gli utili aziendali.
In un post su X del 10 novembre 2025 il fondatore di Scion Asset Management scrive :«Sottostimare gli ammortamenti estendendo artificialmente la vita utile degli asset significa gonfiare gli utili, una delle pratiche contabili più comuni dell’era moderna. L’aumento massiccio degli investimenti in conto capitale (capex), legato all’acquisto di chip e server Nvidia con un ciclo di prodotto di due o tre anni, non dovrebbe giustificare un’estensione della vita utile delle apparecchiature informatiche».
Il post di Burry continua con delle stime precise sulla riduzione dei costi contabili legati all’allungamento della vita utile degli investimenti in capex: «Eppure è esattamente ciò che stanno facendo tutti gli hyperscaler (i grandi operatori di cloud come Amazon, Google, Meta e Microsoft). Secondo le mie stime, tra il 2026 e il 2028 questi gruppi sottostimeranno gli ammortamenti per un valore complessivo di 176 miliardi di dollari.
Nel dettaglio, entro il 2028 Oracle potrebbe sovrastimare i propri utili del 26,9%, Meta del 20,8%, e via dicendo. Ma la situazione potrebbe essere ancora più grave. Ulteriori dettagli verranno resi noti il 25 novembre. Restate sintonizzati».
Il gestore di fama internazionale aveva già manifestato pubblicamente le sue perplessità in merito all’ecosistema finanziario dell’intelligenza artificiale il 4 novembre 2025, quando, secondo i documenti depositati presso la Security and Exchange Commision (Sec), aveva acquistato opzioni ribassiste (put) su Palantir e Nvidia, per un valore complessivo superiore a 1,1 miliardi di dollari divisi in circa 900 milioni su Palantir e 200 milioni su Nvidia.
Le accuse lanciate da Michael Burry sono pesanti e, se confermate, potenzialmente esplosive. L’ipotesi di aumento artificiale degli utili tramite pratiche contabili discutibili, in un contesto di valutazioni già elevate e di crescenti timori di una bolla AI, rischia di pesare sulle quotazioni dei titoli coinvolti. Se le irregolarità venissero accertate, le ripercussioni sui mercati potrebbero essere tutt’altro che marginali. (riproduzione riservata)