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Vontobel: a Natale gli Usa saranno in recessione

28 settembre 2023, 10:20 Ultimo aggiornamento: 10:24

Vontobel prevede una recessione degli Usa entro il prossimo Natale, sposando quindi l’ipotesi dell’atterraggio dell’economia dopo i dieci rialzi dei tassi della Fed da marzo 2022 in avanti. Dunque questo trimestre e il prossimo dovrebbero segnare una frenata anche se nel secondo trimestre l’economia americana ha fatto +2,1% e +2% nel primo. Si tratta di stime in netta controtendenza con quelle appena formulate dalla Fed che ritiene che il pil statunitense registri un +2,1% nel 2023, lo stesso livello segnato nel 2022, mentre tre mesi fa prevedeva un rialzo dell'1%. La banca centrale ha alzato le stime per tutti i tipi di inflazione da qui alla fine dell’anno ma nella sua riunione del 20 settembre ha tenuto per la seconda volta i tassi fermi al 5,25-5,5% non escludendo un ultimo aumento entro dicembre (anche se ha previsto minori tagli rispetto alle indicazioni passate per il 2024 e 2025). Grandi case di investimento, però, come Ubs e Goldman Sachs continuano a pensare che la Fed non alzerà più i tassi. Una politica attendista, quella della banca centrale, che si riflette anche nelle opinioni dei money manager e degli analisti oggi divisi sulle tre ipotesi di andamento dell’economia Usa: hard landing, letteralmente atterraggio duro ovvero recessione, soft landing, crescita debole, e no landing, cioè continua crescita.

 

 


Per Mario Montagnani, senior strategist di Vontobel, intervenuto nel corso del market outlook tenuto presso gli uffici milanesi di Vontobel Wealth Management Sim, «tutti gli indicatori macro degli Usa segnalano una prospettiva di recessione imminente, anche se i mercati hanno una visione più ottimista al momento». L’esperto attende almeno quattro tagli dei tassi nel corso del 2024. «L’economia è stata molto stimolata dopo il Covid, questo non è un ciclo normale, gli Usa hanno raggiunto più di 5 milioni di posti di lavoro disponibili e un eccesso di risparmio di oltre 2 mila miliardi di dollari, questi due fenomeni però ora si stanno via via esaurendo», afferma Montagnani, «a dare risorse all’economia è stato anche il reshoring ovvero il processo di rimpatrio delle produzioni dall’Asia». Ci sono però, avverte lo strategist, «elementi che ci fanno essere cauti», dice Montagnani che cita come esempio il valore record delle carte di debito americane che ha raggiunto quota 1.000 miliardi di dollari per la prima volta nella storia Usa e allo stesso tempo il loro tasso di interesse medio è salito al 20%, innescando timori sui rimborsi, mentre la disoccupazione da fine 2022 ha iniziato a crescere. «Una recessione Usa natalizia appare realistica analizzando i dati». Invece sul fronte dell’inflazione la situazione appare più tranquilla perché «non si prevede per ora alcuna seconda ondata». 

 

 

A livello di scelte di portafoglio queste previsioni impongono un’asset allocation da giocare in difesa. «Dopo essere in sovrappeso sull’azionario da settembre 2022, una esposizione che ci ha permesso di cavalcare il rialzo delle borse Usa ed europee da ottobre in poi, a partire dallo scorso agosto siamo scesi a una visione neutra, siamo cauti a breve termine, ma non siamo troppo pessimisti perché il mercato ha già scontato circa nove mesi, ovvero la maggior parte delle possibile recessione Usa che in genere ha una durata tra i 12 e i 14 mesi», calcola Montagnani segnalando che «sarà una recessione comunque soft». A livello di aree geografiche le dinamiche attese al momento, secondo la visione di Vontobel, premiano l’azionario Usa, mentre «siamo negativi sull’Europa perché vediamo uno scostamento tra gli indicatori economici e le previsioni degli analisti che non hanno ancora fatto revisioni», aggiunge Montagnani. Ad esempio l’indice Gfk di fiducia dei consumatori tedeschi è sceso in ottobre a -26,5, il valore più basso da aprile e sotto le attese del consenso di 26.  Sul fronte dei bond la posizione è anch’essa neutrale, ma con «forti differenze tra asset come per l’azionario dato che il focus è sui governativi e sulle emissioni emergenti in dollari, mentre non ci appaiono interessanti il mondo high yield e quello investment grade». Infine «sovrappesiamo l’oro e siamo neutri sulle materie prime». (riproduzione riservata)



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