Il gruppo Volkswagen apre il 2026 con risultati in netto calo e con segnali che confermano le difficoltà strutturali del settore, mentre il direttore finanziario del colosso tedesco lancia un allarme su taglio dei costi e futuro. Nel primo trimestre l’utile netto è sceso del 28,4% a circa 1,56 miliardi di euro, al di sotto delle attese di mercato, mentre i ricavi si sono attestati intorno ai 75,7-77,6 miliardi, in calo di circa il 2%.
A pesare sono stati soprattutto il rallentamento in Cina e Nord America, oltre all’impatto dei dazi statunitensi e ad alcune componenti straordinarie. Le consegne globali sono diminuite tra il 4% e il 7% a seconda delle metriche, fermandosi poco sopra i 2 milioni di veicoli, con un crollo del 20% in Cina e del 9% in Nord America. La crescita registrata in Europa e Sud America ha solo parzialmente compensato queste flessioni.
Sul fronte della redditività, il risultato operativo è sceso di circa il 14% a 2,5-2,9 miliardi di euro, con un margine operativo ridotto al 3,3%, rispetto al 3,7% di un anno prima. Un livello che il management stesso considera insufficiente in un contesto competitivo sempre più complesso.
Nonostante il gruppo abbia ridotto i costi di circa 1 miliardo di euro e riportato un free cash flow automotive positivo per circa 2 miliardi, il direttore finanziario Arno Antlitz ha sottolineato come gli interventi attuali non siano più sufficienti. «Serve un cambiamento strutturale del modello di business», ha indicato, evidenziando la necessità di ridurre la complessità, migliorare l’efficienza degli impianti e accelerare i processi decisionali.
Tra i fattori di pressione emergono in particolare i dazi Usa, che secondo il management hanno un impatto stimato fino a 4 miliardi di euro l’anno, e la crescente concorrenza dei costruttori cinesi, sempre più aggressivi sia sul mercato domestico sia in Europa. A questo si aggiungono costi legati alla transizione elettrica e a svalutazioni su alcuni progetti, oltre a oneri nella divisione veicoli industriali.
A livello di divisioni, segnali contrastanti: migliorano i marchi generalisti del Brand Group Core, mentre restano sotto pressione i segmenti premium e sport luxury, con performance più deboli per Audi e Porsche. In forte difficoltà anche la divisione Trucks, penalizzata da minori volumi e costi legati alla transizione.
In un contesto molto complesso il gruppo ha comunque confermato la guidance per il 2026, con ricavi attesi tra stabili e in crescita fino al 3% e un margine operativo compreso tra il 4% e il 5,5%. Le prospettive restano, però, condizionate da variabili esogene, a partire dall’evoluzione dei dazi e dalle tensioni geopolitiche.
Un elemento positivo arriva dall’Europa, dove il portafoglio ordini è in crescita del 15% rispetto a fine 2025, sostenuto anche dai nuovi modelli e da una domanda ancora resiliente. Ma non basta da solo a compensare le criticità globali. (riproduzione riservata)