Volkswagen punta a rilanciarsi da Occidente a Oriente. Dopo essersi messo alle spalle un 2024 tremendo, il colosso tedesco dell’auto ora vuole alzare il livello del suo impegno industriale a livello globale, rispondendo su due fronti alle sfide sempre più complesse poste dalla congiuntura internazionale.
Mentre in Europa e negli Stati Uniti è sempre alta la tensione sul tema dei dazi e delle barriere doganali, in Cina il gruppo tedesco cerca il rilancio attraverso una massiccia offensiva elettrica.
Il primo fronte è quello americano. Dopo l’introduzione di nuovi dazi sull’importazione di veicoli da parte dell’amministrazione Trump, Volkswagen sta valutando seriamente la possibilità di avviare la produzione del marchio Audi direttamente negli Stati Uniti. Lo ha confermato il ceo Oliver Blume in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, sottolineando come siano in corso «discussioni costruttive» con il governo americano.
«Abbiamo una strategia proattiva con progetti su misura per il mercato statunitense», ha spiegato l’ad del gruppo di Wolfsburg. «Il Nord America è una delle aree di crescita più importanti per il nostro gruppo. Vogliamo fare il massimo possibile per agire come investitore e partner affidabile».
La posizione di Blume riflette un approccio pragmatico: l’industria dell’auto può diventare parte della soluzione, non del problema, nella disputa commerciale. E l’investimento produttivo in loco – ha ricordato – è la leva più efficace per creare valore, occupazione e partnership strategiche. Secondo Blume, la produzione di Audi negli Stati Uniti rappresenterebbe un passo coerente con la strategia di espansione del gruppo. Più complicato invece il discorso per Porsche, che per via dei volumi ridotti non giustificherebbe, almeno per ora, un impianto sul suolo americano.
Nel 2024 Volkswagen ha venduto circa 380 mila auto nuove negli Usa, pari all’8% delle vendite globali del gruppo. Il nuovo protezionismo statunitense rappresenta dunque un rischio concreto e si trasforma anche, ed è questo l’obiettivo di Donald Trump, in una spinta ad accelerare l’integrazione nel tessuto produttivo locale. Il presidente Usa ha lasciato intravedere la possibilità di deroghe temporanee ai dazi, una finestra che Volkswagen sta cercando di sfruttare, per ottenere condizioni più favorevoli nell’eventuale riorganizzazione industriale.
Se l’America è un terreno delicato, la Cina è il campo di battaglia decisivo per il futuro della mobilità elettrica e per la casa tedesca. Proprio da Shanghai, dove è in corso il salone dell’automobile, Volkswagen ha lanciato la sua più importante offensiva nel settore delle auto elettriche, nel tentativo di recuperare terreno in un mercato diventato estremamente competitivo.
Il gruppo ha svelato tre nuovi prototipi sviluppati in Cina per la Cina, frutto della collaborazione con i partner locali Faw, Saic e Jac. I nuovi modelli – la berlina compatta Id.Aaura, il Suv elettrico compatto Id.Evo (atteso su strada nel 2026), e il grande Suv Id.Era con range extender – rappresentano la nuova generazione della gamma elettrica Volkswagen.
Ma non si tratta solo di design o propulsione: la vera svolta passa attraverso l’innovazione tecnologica. I nuovi modelli saranno dotati di sistemi avanzati di assistenza alla guida (livello 2++), che permettono anche di distogliere temporaneamente lo sguardo dalla strada. Inoltre, il gruppo ha introdotto un veicolo a marchio Audi – interamente pensato per un pubblico cinese di «clienti tecnofili» – dotato di funzioni basate sull’intelligenza artificiale. Il debutto commerciale è previsto già per l’estate.
Il ceo Blume ha dichiarato che il settore si trova «a un punto di svolta», tra l’ascesa delle barriere doganali e la trasformazione del mercato. «Due anni fa abbiamo riorientato la nostra strategia in Cina, e abbiamo fatto progressi più rapidi del previsto. Ora inizia la più grande offensiva elettrica della nostra storia».
La roadmap di Volkswagen in Cina è chiara: sono previsti oltre 20 nuovi modelli elettrici e ibridi entro il 2027, con l’obiettivo di tornare protagonisti in un mercato dove l’ascesa dei marchi nazionali ha messo sotto pressione anche altri colossi come Bmw e Mercedes. Solo nel primo trimestre del 2025 Volkswagen ha registrato una flessione del 7,1% nelle vendite in Cina, fermandosi a 644.100 veicoli, e confermando l’urgenza di una svolta. (riproduzione riservata)