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Vino italiano sotto pressione negli Usa: un produttore su tre ha ridotto i prezzi nel 2025
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Vino italiano sotto pressione negli Usa: un produttore su tre ha ridotto i prezzi nel 2025

25 maggio 2026, 20:00

Nel 2025 le vendite di bottiglie italiane negli Usa sono scese del 6,3% per effetto dei dazi. Tra il 2020 e il 2024 fatturato su del 7,1% all’anno per le imprese del settore. Il report di Area Studi Mediobanca

Oltre un produttore di vino italiano su tre ha scelto di ridurre i prezzi negli Stati Uniti per restare competitivo dopo l’introduzione dei dazi. Tuttavia nel 2025 il volume delle vendite sul mercato americano è sceso comunque del 6,3%, incidendo sul dato generale delle esportazioni (-3,4%). È questo l’impatto delle tariffe stimato nell’ultimo report di Area Studi Mediobanca sul settore vinicolo, che analizza la performance di 255 produttori di vino e spumante italiani tra il 2020 e il 2025.

Il peso dei dazi

Le bottiglie italiane negli Stati Uniti rappresentano un terzo del vino importato, pur con un calo del 3% nel 2025. Di fronte alle tariffe, che secondo Federvini sono costate 180 milioni di euro ai produttori italiani tra aprile 2025 e aprile 2026, le aziende hanno adottato diverse strategie.

Il 36,1% delle imprese ha scelto di ridurre i prezzi nel tentativo di preservare i volumi sul primo mercato di sbocco all’estero, accettando quindi una compressione dei margini. Il 27,8% invece ha mantenuto invariati i listini, mettendo però in conto una diminuzione delle bottiglie vendute. Solo il 18,6% è riuscito a tenere fermi i prezzi senza subire una flessione nei volumi. A non intervenire sui prezzi, si legge nel report, sono state soprattutto le società di maggiori dimensioni, in grado di assorbire un eventuale calo dell’export.

L’andamento della produzione e il calo dei consumi

In generale le stime preliminari di Area Studi Mediobanca sul 2025 indicano un aumento della produzione di vino in Italia a 44,4 milioni di ettolitri (+0,7% sul 2024). La domanda nazionale, tuttavia, risulta in calo del 9,4% per effetto di un diffuso cambio di abitudini. A livello globale infatti il consumo di vino continua a scendere, attestandosi a 208 milioni di ettolitri nel 2025 (-2,7%).

Nel complesso il fatturato delle maggiori imprese vitivinicole italiane è diminuito del 2,8% lo scorso anno, con un calo più marcato delle esportazioni (-3,4%) e una maggiore tenuta del mercato interno (-2,2%). Quasi sei produttori su dieci si aspettano però di vedere una crescita dei ricavi già nel 2026 e un’azienda su due crede che anche l’export riprenderà ad aumentare quest’anno. Nel 2024 le esportazioni pesavano per il 57,3% delle vendite complessive delle imprese non cooperative.

Debiti in calo e controllo familiare

Negli anni passati il settore ha visto il giro d’affari crescere. Tra il 2020 e il 2024 il fatturato delle società non cooperative è salito in media del 7,1% annuo, con un’accelerazione più marcata per le grandi società con almeno 50 milioni di ricavi (+7,9% in media). Per quel che riguarda la marginalità, l’ebit margin medio nello stesso periodo è stato del 9% con un roi del 6% per il settore (sempre escludendo le cooperative). Nel frattempo le aziende hanno ridotto il peso dei debiti: nel 2024 i debiti finanziari rappresentavano il 48,6% del capitale netto contro il 53,1% del 2023.

Infine, il vino italiano resta una questione di famiglia. Al controllo familiare è infatti riconducibile il 66% del patrimonio netto delle imprese analizzate nel 2024, quota che sale all’82% includendo le cooperative. Gli investitori finanziari pesano per il 10,2% e solo due rappresentanti del comparto sono quotati: Masi Agricola e Italian Wine Brands. (riproduzione riservata)



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