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Vi siete accorti che in queste elezioni ha rivinto la Casta?
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Vi siete accorti che in queste elezioni ha rivinto la Casta?

di Sergio Rizzo
Milano Finanza - Numero 198 pag. 23 del 08/10/2022

Il taglio dei parlamentari ha fatto sì che alla Camera e al Senato siano entrati pressoché soltanto i vertici dei partiti e il cosiddetto usato sicuro. Voleva dare una mazzata alla nomenklatura, invece l'ha rafforzata

A volte ritornano. «Sometimes they come back» è il titolo di un racconto horror pubblicato nel 1978 dallo scrittore americano Stephen King, che parla di morti riemersi improvvisamente dal passato. Pura fantasia, ovvio. Nella politica italiana invece è pura realtà. A volte, dal passato, ritornano per davvero.

Che rispunti qualcuno finito nel dimenticatoio capita regolarmente a ogni elezione politica. Mai però come stavolta. Antonio Guidi, ricordate? Neurologo, prima socialista e sindacalista della Cgil, poi folgorato da Silvio Berlusconi che lo fa ministro della Famiglia nel suo primo governo e quindi sottosegretario alla Salute nel secondo, successivamente rifolgorato da Giorgia Meloni, torna finalmente in Parlamento con Fratelli d'Italia. A 77 anni suonati. Aveva lasciato le aule parlamentari, dove era rimasto per 7 anni meritandosi un vitalizio di 2.852 euro al mese, nel 2001. Ventuno anni e spiccioli fa.

E ricordate Giovanni Micciché detto Gianfranco? Uscito dal Parlamento nel 2013 per fare politica in Sicilia, dov'è stato anche presidente dell'Assemblea regionale, rieccolo grazie a una staffetta progettata nei minimi particolari. Micciché (68 anni) ha preso il posto dell'ex presidente del Senato Renato Schifani (72) che è andato a occupare la poltrona di presidente della Regione Siciliana.

E Marcello Pera? Già presidente berlusconiano del Senato, a 70 anni sembrava uscito di scena. Solo un'impressione. Nel 2020 lo ritroviamo consigliere politico di Matteo Salini e adesso vittorioso capolista di Fratelli d'Italia in un collegio campano. Un bel regalo in vista dell'ottantesimo compleanno il prossimo gennaio.

E Giulio Tremonti? Superministro dell'Economia berlusconiano che molti avevano prematuramente dato per disperso, ritorna in Parlamento con Fratelli d'Italia. Anche lui con Meloni, a 75 anni. Ben portati: ma sono sempre 75. Difficilmente sarà di nuovo ministro dell'Ecomomia. Per quello c'è chi ha fatto il nome di Domenico Siniscalco: un tandem che all'epoca fece scintille. Nel vero senso della parola.

E Lorenzo Cesa? Un posto c'è anche per il segretario dell'Udc (71 anni) dopo una legislatura alla finestra. Come per Francesco Saverio Romano, già ministro dell'Agricoltura con Berlusconi. E per Gianfranco Rotondi, un democristiano a quattro ruote motrici alla sesta legislatura, stavolta nella truppa di Giorgia. Riecco anche Roberto Menia, istriano e promotore della legge per il ricordo delle foibe. Riecco Riccardo De Corato, ariete della destra a Milano e in Lombardia.

Ma riecco in Senato, soprattutto, il Cavaliere. Che qualcuno sogna già presidente di Palazzo Madama: seconda carica dello Stato alla tenera età di 86 anni.

Per non parlare delle new entry. Tipo Simonetta Matone, magistrato, senza fortuna candidata (a 69 anni) della Lega a vicesindaco del Comune di Roma in un ticket improbabile con Enrico Michetti, ora eletta nelle liste salviniane. O Giulio Terzi di Sant'Agata (76 anni), ex ministro degli Esteri del governo Monti che, scopertosi meloniano, si è guadagnato un seggio.

Questo nel centrodestra. Ma non è che dal fronte opposto siano arrivati segnali più innovativi. Lì i ritorni non ci sono praticamente stati, solo però a causa del misero risultato elettorale. Si è badato innanzitutto a fare un cerchio di fuoco intorno all'apparato. Poteva restare senza un posto in Parlamento l'ex segretario del Pd Nicola Zingaretti, che tra l'altro sta per concludere l'esperienza di presidente della Regione Lazio?

Quindi la regola è che i monumenti non si toccano. Ecco allora Piero Fassino, 72 anni e 6 legislature alle spalle: questa è la settima. Né è stata infranta un'altra regola assai curiosa, quella secondo la quale nel centrosinistra un seggio dev'essere sempre riservato al segretario generale della Cgil che ha terminato il mandato. Così uno strapuntino è stato riservato a Susanna Camusso. Per una singolare par condicio, poi, un altro è andato ad Annamaria Furlan, ex segretaria generale della Cisl.

Nuovi ingressi che non hanno nemmeno potuto innalzare in modo radicale la deprimente percentuale di presenza femminile nel centrosinistra. Sia pure con il contributo di innesti come quello di Michela De Biase, ex consigliere comunale di Roma, poi consigliere regionale del Lazio e ora parlamentare: una progressione di carriera impressionante subito accostata dai maligni al rapporto di coniugio con Dario Franceschini. Lei ha replicato: «Faccio politica da 16 anni e ho sempre preso i voti». Ma che sia la moglie di uno degli esponenti più in vista del Pd è un fatto.

Del resto una spruzzata di parentele non è mancata neppure stavolta. Soprattutto a destra, ma perché la destra ha fatto il pieno. Sbarca così in Parlamento Alfredo Antoniozzi, figlio dell'ex ministro Dc Dario, in grande spolvero ai tempi della Balena Bianca. E Andrea Tremaglia, nipote del mitico ex repubblichino Mirko, autore della legge sul voto degli italiani all'estero. E Gianpiero Zinzi, rampollo del potentissimo proconsole berlusconiano a Caserta, Domenico Zinzi. E Luca Sbardella, nipote di Vittorio, capo per decenni delle falangi andreottiane a Roma: un upgrade mostruoso per Luca, che finora faceva l'assistente parlamentare. Upgrade identico a quello del suo collega Giangiacomo Colovini, assistente del senatore di Fratelli d'Italia Gianpietro Maffoni. Nella valanga di seggi piovuta sulla destra uno è toccato anche a loro.

Poi le conferme, come quelle di Andrea Delmastro delle Vedove, figlio dell'ex deputato missino Sandro, e di Marta Fascina, fidanzata e quasi moglie di Berlusconi. E anche qualche ritorno: per esempio quello di Giuseppe Castiglione, genero dell'ex senatore forzista siciliano Giuseppe Firrarello. Politico regionale di lungo corso, ex presidente della provincia di Catania e più volte assessore regionale in Sicilia con il centrodestra, già deputato eletto con Berlusconi, dopo una parentesi di cinque anni è di nuovo in Parlamento. Ma stavolta con Azione-Italia Viva. Alla faccia della rottamazione.

Quanto al Movimento 5 stelle, le uniche vere novità sono Giuseppe Conte e i magistrati settantenni Federico Cafiero De Raho e Giuseppe Scarpinato.

Questo il quadro. Attenzione: è parziale, ma contribuisce a far comprendere perché l'astensionismo ha raggiunto livelli mai toccati prima. Il combinato disposto di una legge elettorale insensata e di un taglio del numero dei parlamentari ha prodotto effetti devastanti.

Il taglio dei parlamentari era stato presentato dai suoi più decisi sostenitori, il Movimento 5 stelle, come un'ulteriore mazzata a quella che nella letteratura politica è ormai nota come la Casta. Fatto in questo modo, per di più senza una legge elettorale seria e senza intervenire su un bicameralismo perfetto ormai anacronistico e inefficiente, si è rivelato il contrario. Cioè una mossa che ha rinserrato le fila degli apparati politici, dove si è preferito consolidare i cerchi magici riservando i posti sicuri ai vecchi capibastone e puntando semmai sull'usato sicuro. Pochissimi nomi nuovi messi davvero in condizione di giocarsela, meno donne anche in una sinistra rivelatasi ancora una volta maschilista super, e nessuna innovazione neppure nello schieramento del presunto «Nuovo che Avanza». Doveva servire a dare il colpo di grazia alla Casta, l'ha invece resa ancora più robusta e intoccabile. Tagliare il Parlamento per farvi rientrare i dinosauri e salvare i fedelissimi delle segreterie. Complimenti vivissimi. (riproduzione riservata)



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