L’Italia conferma la sua totale lealtà all’Alleanza Atlantica e rispetta gli impegni presi in sede Nato, ma rivendica totale autonomia su tempi, modi e priorità. Al termine del vertice ospitato ad Ankara, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tracciato la linea geopolitica del governo mettendo al centro la sovranità dell’Italia: «Se investiamo nella nostra difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori. Non firmiamo assegni all’estero. L’Italia siede al tavolo con una sola bussola che è la difesa del suo interesse nazionale».
Durante la conferenza stampa, la premier ha spiegato che l’aumento delle spese militari portato avanti dall’Italia – arrivate al 2,8% del pil con una crescita dello 0,71% rispetto all’anno precedente – non è un esercizio contabile per far felice qualche alleato. Al contrario, si inserisce in una visione strategica molto più ampia che tocca la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica e la cybersicurezza.
«È tempo che l’Europa garantisca la propria sicurezza da sola, e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno», ha detto Meloni. «È una questione di sovranità ancora prima che di difesa». Un richiamo all’autonomia che suona come una risposta strutturale al burden shifting americano (il progressivo disimpegno delle truppe statunitensi dal territorio europeo).
E che trova la sua conferma nei fatti, direttamente sul tavolo dei negoziati di Ankara, dove il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, ha annunciato la firma di mega-contratti industriali per oltre 50 miliardi di dollari. Una pioggia di investimenti che coinvolge anche l’Italia: gli analisti di Equita evidenziano infatti che nel piano da 40 miliardi di euro dedicato ai droni Leonardo potrebbe giocare un ruolo di primo piano e beneficiarne direttamente tramite la sua joint venture con la turca Baykar, che prevede l’avvio della produzione nel 2026 con l’obiettivo di 600 milioni di fatturato cumulato entro il 2029.
Ma dietro contratti miliardari siglati nel Palazzo presidenziale di Bescape, la residenza di Recep Tayyip Erdogan, si nasconde una precisa strategia: quella dell’Europe First. Secondo quanto rivelato da Bloomberg, gli alleati del Vecchio Continente hanno iniziato a orientarsi i verso l’approvvigionamento locale di apparati militari che prima acquistava da Washington: l’esempio emblematico è la scelta di undici Paesi Nato di comprare i radar della svedese Saab per 5 miliardi di dollari in sostituzione dei modelli della statunitense Boeing, affiancata dall’acquisto da parte di sette alleati degli aerei da trasporto Airbus per 4,3 miliardi.
Dietro il cambio di passo c’è la crescente imprevedibilità di Donald Trump. Che ha portato al vertice di Ankara il clima più teso degli ultimi anni, attaccando gli alleati (Italia e Spagna in primis), rilanciando le sue mire sulla Groenlandia e mettendo in dubbio l’automatismo dell’articolo 5 sulla difesa reciproca, cuore del Patto Atlantico.
Il presidente americano si è detto «molto arrabbiato con la Nato», principalmente per due motivi, uno economico e uno di aspettative. «Abbiamo speso mille miliardi in dieci anni per difendere i Paesi Nato dalla Russia e in cambio siamo stati trattati ingiustamente», ha detto riferendosi alla decisione dell’Europa di non prendere parte all’operazione militare condotta dagli Stati Uniti e da Israele in Iran. Questione cardine delle stoccate che Trump ha rivolto a Roma: «L’Italia ha fatto molto male nelle decisioni riguardanti le sue basi militari».
Nonostante le dure uscite pubbliche e le pressioni commerciali – come quella di «interrompere il commercio» con la Spagna di Pedro Sanchez – a porte chiuse lo scenario è apparso più disteso. Secondo fonti a conoscenza dei colloqui citate da Reuters, durante l’incontro riservato tra i leader il presidente americano ha ribadito la disponibilità di Washington a continuare a vendere armi agli alleati e ha rassicurato sulla permanenza degli States nell’Alleanza: «Vogliamo restare con voi».
Qualcosa, però, si è rotto nel Palazzo presidenziale di Bescape. «Per gli europei è finita l’epoca in cui ci si appoggiava sugli altri», ha sintetizzato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Tanto che la Nato starebbe valutando la possibilità di rinunciare al vertice del prossimo anno, in parte per ridurre le tensioni con il presidente Trump, in parte per evitare di attirare l’attenzione sul fatto che il Paese ospitante è uno di quello che spendono meno all’interno dell’Alleanza. «Il prossimo summit sarà in Albania, ma dobbiamo ancora decidere la data», ha detto il segretario generale, Mark Rutte. (riproduzione riservata)