Dopo poco più di un anno dal lancio, Verdalia Bionergy è pronta a investire entro il 2026 circa 400 milioni di euro nel mercato italiano del biometano e dei fertilizzanti. La controllata dei fondi infrastrutturali di Goldman Sachs Asset Management si è fatta conoscere acquisendo da Green Arrow Capital e Lazzari&Lucchini sette impianti di produzione in Lombardia, con una capacità di circa 190 GWh. E non esclude altre operazioni ravvicinate per poter partecipare al bando lanciato il 3 giugno scorso dal ministero Ambiente e Sicurezza Energetica che assegnerà gli incentivi previsti dal Pnrr per produrre biometano. La corsia preferenziale prevede di valutare l’acquisto di asset già iscritti al bando, per trovarsi automaticamente in corsa. E certo avere Goldman Sachs come azionista di riferimento è un vantaggio dal punto di vista finanziario e strategico.
A guidare Verdalia Bioenergy in Italia è Matteo Grandi, già responsabile biometano agricolo e agri-industriale di Snam.
«Per la nostra prima acquisizione, la scelta è caduta su impianti brownfield, già in produzione e che rientrano nel vecchio quadro di incentivi», spiega a MF-Milano Finanza. «A differenza della Spagna, dove il mercato è meno maturo e Verdalia sta acquisendo solo progetti greenfield, l’Italia ci consente di adottare una strategia mista. Puntiamo a un portafoglio più variegato possibile».
Tra i vantaggi del mercato italiano, il manager cita le grandi quantità di biomasse valorizzabili per la produzione di biometano (le 350 mila tonnellate degli impianti lombardi, per esempio, possono già crescere del 50%), il sistema incentivante «chiaro e molto attrattivo, tra i migliori d’Europa», e il know-how ingegneristico. La pipeline al momento prevede oltre 2,5 Twh di progetti in sviluppo, bilanciati tra Italia e Spagna. «L’Italia può giocare un ruolo da leader in Europa per la produzione di questa molecola fondamentale per la transizione e l’indipendenza energetica. Va replicato per il biometano quanto fatto per il biogas», sottolinea Grandi.
La volontà politica c’è: nella proposta di aggiornamento del Pniec (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), i target di incremento di produzione sono di sei miliardi di metri cubi al 2030. Nel frattempo Verdalia sta definendo il portafoglio clienti, puntando sui grandi energivori come le acciaierie, che devono abbattere i consumi di gas per ridurre le emissioni. «L’obiettivo è rendere la molecola competitiva sul fronte del prezzo», osserva Grandi. «Ci stiamo concentrando su tecnologie che possano abbatterne i costi, dovuti in gran parte all’alimentazione degli impianti produttivi. Una stima realistica è tra 50 e 60 euro a MegaWatt, escluso il costo del capitale per finanziare l’investimento». (riproduzione riservata)