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Pnrr, ecco quanto costa all’Italia fino al 2058
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Pnrr, ecco quanto costa all’Italia fino al 2058

16 agosto 2026, 12:00

Gli interessi sui prestiti del Recovery Plan sono lievitati di 2 miliardi di euro in due anni. L'Italia deve affrontare spese crescenti influenzate dalle decisioni sui tassi Bce e dalle tensioni geopolitiche

Da grandi prestiti derivano grandi opportunità, ma anche grandi costi. Mancano poche settimane alla chiusura definitiva del Pnrr. Il termine ultimo e perentorio fissato dalla Commissione Europea per completare la documentazione e la rendicontazione finale di tutti i target e le milestones è il 31 agosto 2026, mentre le ultime richieste di pagamento a Bruxelles andranno presentate entro il 30 settembre.

L’Italia, soprattutto negli ultimi mesi, ha inserito il turbo: sui 166 miliardi incassati finora dall’Unione europea, ha speso oltre 143 miliardi di euro, di cui 22 miliardi di strumenti finanziari. Mancano poi i 28,4 miliardi dell’ultima rata del Piano per arrivare ai 194,4 miliardi di euro concordati da Roma con Bruxelles. Il 64% di questi, ossia 122,6 miliardi, sono prestiti e quindi costituiscono debito da restituire con gli interessi.

Negli ultimi tre anni le risorse destinate a coprire gli interessi sui prestiti ottenuti nell’ambito del Pnrr hanno superato i 5,6 miliardi di euro. Si è trattato, nello specifico, di 850 milioni nel 2024 e di 2 miliardi nel 2025, e nel 2026 è previsto un versamento di 2,8 miliardi di interessi. Lo si legge nel Bilancio di previsione del ministero dell’Economia per l’anno finanziario 2026 e per il triennio 2026-28, collegato alla manovra, pubblicato dalla Ragioneria di Stato.

Il ruolo dell'andamento dei tassi Bce

L’ultima parola però spetta alla Bce o meglio molto dipende dalla traiettoria dei tassi d’interesse che l’Eurotower imporrà. Di fatto il governo italiano - come tutti gli altri membri dell’Unione che hanno aderito al Nex Gen Eu - non ha il pieno controllo sui costi da affrontare per i prestiti del Pnrr: conosce l’entità delle spese per ogni singola rata con la «Confirmation note» che la Commissione Europea invia al Tesoro italiano appena 20 giorni prima di erogare la somma, dovendo quindi aggiornare gli equilibri di bilancio almeno ogni sei mesi.

Certo l’esecutivo Ue si impegna a offrire i prestiti sostanzialmente al costo con cui si è procurata i fondi sul mercato, ma prendendo man mano a prestito le risorse per finanziare il Recovery è a sua volta sottoposto a condizioni di mercato variabili. Basti pensare che al momento dell’erogazione del prefinanziamento all’Italia da 24,9 miliardi nell’agosto del 2021 il tasso d’interesse Ue era pari a zero, poi la Bce ha intrapreso un percorso di aumento del costo del denaro per contrastare la fiammata inflazionistica fino a imporre un tasso del 4,5%, rientrato poi al 2% (per l’ultimo anno) e aumentato di 25 punti base al 2,25% lo scorso giugno.

L’impatto di tali oscillazioni del costo del denaro è evidente paragonando i previsionali di spesa del Mef dal 2023 ad oggi: l’asticella dei costi per gli interessi sul Pnrr è salita da 500 a 850 milioni per il 2024 e da 710 milioni a 2 miliardi per il 2025, nonché da 2,5 a 2,8 miliardi per il 2026. Una revisione al rialzo di quasi 2 miliardi in soli due anni. Anche le previsioni della spesa per interessi sui prestiti contratti nella cornice del Recovery dall’Italia per il 2027 e il 2028 sono state riviste al ribasso a 3,4 miliardi (da 3,6 miliardi). Ma non è da escludere che le modifiche della traiettoria dei tassi decise dalla Bce nonché il perdurare delle tensioni in Iran e nello stretto di Hormuz possano portare il Mef a dover rivedere i suoi calcoli di spesa. E visto che il prossimo anno sarà il primo senza nuove risorse del Pnrr in arrivo (e quindi nessun nuovo debito contratto dall’Italia con l’Ue) è prevedibile che il livello di interessi rimanga per qualche anno al livello del 2027 per poi scendere man mano che finirà il piano di rientro - da almeno 10 anni - di ciascuna rata del Piano.

Il lungo percorso di rimborso dei prestiti

A proposito di questo aspetto, per ogni rata ricevuta è previsto un periodo di ammortamento di 10 anni e poi un percorso di rimborso graduale della quota capitale, ossia l’ammontare effettivo del prestito al netto degli interessi, costante per 20 anni. Una modalità di restituzione, fissata dal «Loan Agreement sul Recovery» sottoscritto dall’allora governo Draghi con l’Ue nel luglio 2021, che permette di ridimensionare di molto il peso del debito sul bilancio pubblico annuale dello Stato creditore: non solo il periodo di restituzione è molto lungo ma anche è lontano dalla messa a terra degli obiettivi da raggiungere per sbloccare le risorse, quando magari questi inizieranno a dare i loro effetti.

Le specificità relative a ogni rata sono indicate nei rispettivi decreti di accertamento di erogazione della tranche stilati man mano dal ministero dell’Economia e delle Finanze italiano. Prendendo ad esempio la prima e l’ultima rata ottenute dall’Italia, si nota che gli 11 miliardi di prestiti dei 16 miliardi di prefinanziamento ottenuti ad agosto 2021 dovranno essere restituiti a partire da maggio 2033 fino al 2052. Mentre i 9,73 miliardi presi a prestito sui 12,8 miliardi di euro totali dell’ottava rata di febbraio 2026 (l’ultima per cui il Mef ha pubblicato un decreti di accertamento di erogazione) dovranno essere restituiti tra il febbraio del 2037 allo stesso mese del 2056.

I costi amministrativi del Pnrr

Dal previsionale di spesa del Mef emerge anche che saranno necessari 3,5 milioni di euro di costi amministrativi legati al Pnrr, che comprendono, per esempio, quelli che la Commissione Ue affronta indebitandosi sui mercati per emettere le obbligazioni necessarie per coprire i finanziamenti ai singoli Paesi membri. Un valore sicuramente più contenuto ma rivisto leggermente a rialzo (di 300 mila euro) rispetto alle aspettative di spesa dello scorso anno. E destinato ad attestarsi a quota 4 milioni di euro dal 2027. Mancano poche settimanale alla fine del Pnrr ma le casse pubbliche continueranno a farvi i conti fino al 2058. (riproduzione riservata)



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