L’Italia presenta l’ultima possibile richiesta di modifiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Una revisione che ha carattere prevalentemente tecnico e mira a superare alcune criticità emerse durante l’attuazione dei progetti, a semplificare le procedure necessarie al completamento degli investimenti e a ridurre gli oneri amministrativi e burocratici, favorendo una più efficiente gestione delle attività di monitoraggio e rendicontazione della fase conclusiva del Piano. Lo ha sottolineato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, in audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato, sugli aspetti operativi relativi alla fase finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Entrando nello specifico delle modifiche, già approvate nell’odierna cabina di regìa del Pnrr (alla presenza dei ministri e dei sottosegretari competenti, nonché dei rappresentanti dell’Anci, dell’Upi e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome), Foti ha dichiarato: «abbiamo predisposto 90 revisioni di ordine meramente tecnico su semplificazioni per le pubbliche amministrazioni centrali e periferiche e abbiamo fatto una rimodulazione finanziaria per circa 2,1 miliardi».
È stato totalmente rimosso dal Pnrr il progetto per la creazione di una Rolling Stock Company (Rosco) pubblicata in Italia nel 2026, volta a gestire e noleggiare treni separatamente dal Gruppo FS, in primis per le forti preoccupazioni nei sindacati. Un obiettivo che valeva 1,2 miliardi di euro nell’ambito del portafoglio del ministero dei Trasporti. Sono stati tolti anche altri 90 milioni di euro dalla misura Login Business. Sono stati ridotti di 12 milioni i fondi Pnrr nelle mani del ministero dell’Agricoltura per l’obiettivo di meccanizzazione e di 158 milioni quelli per accrescere il parco agrisolare perché non coerenti con le tempistiche del Piano. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha poi riprogrammato circa 232 milioni di euro derivanti da una riduzione di 33 milioni per le colonnine elettriche, 73 milioni per investimento fognature e depurazione, 100 milioni per l’agrivoltaico e 26 milioni per investimento nell'approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche.
«Ci sono inoltre 500 milioni relativi al credito imposta Zes che abbiamo dovuto necessariamente traslare ad altra misura al di fuori del Pnrr perché le difficoltà di rendicontazione erano incompatibili con le scadenze del piano - ha spiegato ancora Foti - e abbiamo preferito mettere la misura in sicurezza in altro modo».
Il ministro Foti ha sottolineato che questi 2 miliardi saranno reindirizzati: «In misura di 200 milioni all'efficientamento energetico Erp dove mancano risorse rispetto alle domande presentate, 700 milioni sulla misura Industria 5.0, 1 miliardo all'housing con uno strumento finanziario, 173 milioni allo strumento finanziario relativo alle comunità energetiche, 32 milioni alle pmi per la produzione di energia, e 94 milioni per l'acquisto treni elettrici».
Le revisioni sono state decisive per la buona riuscita del Pnrr, perché, ha spiegato Foti, «hanno permesso di modellare il Recovery man mano in base alle esigenze che si manifestavano».
Quest’ultima revisione riguarda la fase finale dell’attuazione del Piano che «è una fase molto importante e rilevante di un percorso che ad oggi ha dato indubbiamente buona prova di sé», ha aggiunto Foti. Basti pensare che sono stati già incassati 166 miliardi, l’85% di quella che è la dotazione del piano. «Siamo assieme alla Francia gli unici ad aver raggiunto questa percentuale anche se la Francia aveva una dotazione di 40 miliardi di euro, quindi quasi quattro inferiore rispetto al nostro». Guardando, invece, a target e milestone perseguiti, se ne contano 456, ossia il 72% del totale. E ancora, da novembre ad oggi sono stati conclusi 100 mila progetti in più, toccando quota 556 mila.
Adesso l’Italia è chiamata a centrare i target dell’ultima, la decima rata, che il ministro ha definito «molto impegnativa, sia in termini di numero di obiettivi, 159, sia come ricaduta di ordine economico, perché si tratta di 28,4 miliardi di euro».
Ecco perché «vogliamo riuscire a rendicontare entro il 30 giugno tutti gli obiettivi già raggiunti» e non arrivare alla scadenza complessiva fissata da Bruxelles. Questo «per una questione di funzionalità degli enti, che nel mese di agosto non hanno una presenza di personale pari a quella registrata durante l'anno, e perché dobbiamo mettere la commissione in condizione di non avere tempi ristrettissimi per analizzare tutti gli obiettivi».
Foti ha inoltre assicurato che «prima della pausa estiva sarà consegnata al Parlamento la Relazione di attuazione del Pnrr relativa al primo semestre 2026. Sarà una relazione che non darà contezza esattamente del livello della spesa e di molti degli obiettivi perché, essendo la rendicontazione prevista entro il 31 agosto, solo dopo quella data avremo dei dati che potranno essere valutati più correttamente».
Guardando al di là della scadenza del Recovery dei prossimi mesi, «abbiamo assegnato circa 24 miliardi a strumenti finanziari» per spendere le risorse oltre i termini canonici. Si tratta di risorse che sostengono «solamente progetti strategici», ha voluto sottolineare Foti. Uno di questi è l’obiettivo di 60mila nuovi posti letto in studentati il cui termine slitta dal 31 agosto di quest’anno allo stesso mese del 2027. (riproduzione riservata)