Gli investimenti nel cleantech italiano, il settore che abbraccia tutte le tecnologie utilizzate per finalità «green» in diverse industrie (chimica, energia, mobilità, edilizia e così via), sfiorano i 150 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno. I dati, elaborati per MF-Milano Finanza da Mito Technology, società specializzata in investimenti in questo segmento, e Cleantech for Italy restituiscono un quadro di ripresa di volumi e round nel terzo trimestre, con una prevalenza del comparto di chimica e materiali.
Tra luglio e settembre le operazioni di venture capital nell’ambito cleantech sono state 15 e hanno mobilitato 63,1 milioni, oltre il 40% dei 149,5 milioni totali raccolti da gennaio. Tra le applicazioni verticali il segmento chimica e materiali - cresciuto del 48% rispetto al 2024 - assorbe oltre la metà dei capitali investiti nel 2025. Un altro campo che registra numeri significativi è quello energetico, sostenuto dal round di Tulum Energy che da solo pesa per 27 milioni.
Cresce anche la dimensione media dei deal, pari a 3,9 milioni nei primi nove mesi del 2025 contro i 2,5 milioni del 2024. «La priorità ora è accorciare il passaggio dal laboratorio al mercato con round in aumento per taglio medio e mediano e trasformare le eccellenze in campioni industriali capaci di attrarre capitali internazionali», commenta Leonardo Massa, investment director di Mito Technology. L’energia e le tecnologie green «stanno diventando una leva strategica per la competitività e la sicurezza economica», aggiunge Federico Cuppoloni, presidente di Cleantech for Italy. «Per questo è essenziale convogliare risorse sul settore. A tal fine è fondamentale avvicinare la domanda industriale all’offerta tecnologica».
Il settore non sembra quindi soffrire il cambio di narrativa che ha accompagnato la rielezione di Donald Trump - esplicitamente sostenitore di business meno «puliti» - alla Casa Bianca. «Il rallentamento politico non ha fermato i capitali verso le energie pulite perché le logiche economiche (costi in calo, domanda in crescita e tensioni sulle catene di fornitura) continuano a spingere il settore», spiega Massa. «Secondo gli ultimi dati dell’International Energy Agency, nel 2025 gli investimenti globali nell’energia dovrebbero toccare un record di 3.300 miliardi di dollari, di cui 2.200 miliardi destinati alle tecnologie pulite: più del doppio rispetto a petrolio, gas e carbone. I capitali restano quindi orientati verso soluzioni che abbassano i costi e riducono la dipendenza da forniture instabili, indipendentemente dai cicli politici». (riproduzione riservata)