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Vaticano, malessere diffuso tra i dipendenti: uno su due si dice vittima di ingiustizie

di Giusy Iorlano
20 gennaio 2026, 15:40 Ultimo aggiornamento: 15:44

Un’indagine dell’Associazione dipendenti laici vaticani su 250 lavoratori evidenzia scarsa fiducia nella dirigenza e insoddisfazione per le riforme del lavoro. L’appello al papa

Insoddisfazione per la crescita professionale, sfiducia nei confronti della dirigenza e una forte richiesta di maggiore rappresentanza. È il quadro che emerge da un’indagine, la prima sul tema del lavoro, condotta dall’Associazione dipendenti laici vaticani (Adlv) tra il 15 dicembre e il 7 gennaio su un campione eterogeneo di lavoratori della Santa Sede, appartenenti a diversi dicasteri ed enti vaticani. Al questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80% associate all’Adlv, su un totale di 4.200 dipendenti laici delle mura vaticane.

I dati restituiscono quello che sembra essere un clima interno complesso all’interno degli uffici d’Oltretevere. Oltre il 56% degli intervistati, infatti, denuncia di aver subito ingiustizie e vessazioni da parte dei propri responsabili, un fenomeno che l’Associazione ritiene meritevole di un serio approfondimento, anche alla luce del fatto che nell’ordinamento vaticano il reato di mobbing non è ancora formalmente configurato. Il 75,9% dei partecipanti ritiene inoltre che le risorse umane non siano adeguatamente collocate, valorizzate e motivate.

Lo scollamento tra dirigenza e lavoratori è percepito dal 73,9% del campione, contro una minoranza del 12,8% che si dichiara soddisfatta del rapporto con i vertici. Significativo, secondo l’Adlv, è anche il dato relativo ai criteri di selezione dei superiori: per il 71,6% degli intervistati non sarebbero stati scelti secondo criteri di trasparenza e su base curriculare. Il 26% afferma inoltre di non potersi confrontare in modo libero e sincero con i propri responsabili.

Favoritismi e disparità di trattamento

La percezione di una scarsa valorizzazione del capitale umano attraversa l’intera indagine. Il 75,8% dei dipendenti ritiene che l’ambiente di lavoro non premi spirito d’iniziativa, merito ed esperienza maturata con l’anzianità. Il 73,4% segnala favoritismi e disparità di trattamento, accompagnati da una diffusa insicurezza sulla tutela dei diritti, anche in prospettiva pensionistica.

Particolarmente allarmante, per l’associazione, è poi il dato sul blocco delle carriere: il 73% lamenta uno stallo negli avanzamenti di livello funzionale, ricordando anche la sospensione del biennio, definita «imposta dall’alto» e ancora in attesa di riparazione.

Negli ultimi anni d’altronde i livelli di frizione sul tema del lavoro sono stati più volte sollevati dai dipendenti, in particolare sotto il pontificato di Papa Francesco. L’arrivo di Papa Leone ha però riacceso alcune aspettative: fin dai primi giorni del suo pontificati, infatti, Prevost è intervenuto sul Tribunale del Lavoro (Ulsa), ha autorizzato il pagamento del bonus legato al conclave - in precedenza abolito - e ha fornito rassicurazioni sull’avvio di un percorso di confronto condiviso con i rappresentanti dei lavoratori.

Riforme del lavoro poco efficaci

Sul fronte delle riforme, il giudizio resta ampiamente negativo. Il 68% degli intervistati ritiene che gli interventi attuati nell’ultimo decennio non abbiano prodotto benefici concreti per i dipendenti, ma piuttosto maggiori chiusure e restrizioni. Oltre il 79% è convinto che non si investa a sufficienza nella formazione del personale, elemento chiave per l’efficienza delle organizzazioni complesse.

Dal questionario emerge infine la richiesta di organi di rappresentanza ufficialmente riconosciuti e dotati di maggiori poteri, con una forte fiducia riposta nell’Adlv.

Una sezione è stata dedicata anche a possibili suggerimenti da sottoporre direttamente al Papa: la maggioranza dei rispondenti chiede di «ridare dignità, voce e tutela reale ai lavoratori» attraverso trasparenza, dialogo e rispetto della persona. Ricorrenti le espressioni «non essere dei numeri» e «tutelare con dignità», insieme alla richiesta di rivedere i livelli retributivi, rafforzare le tutele per la famiglia e introdurre premi di produzione più equi. Un quadro che, secondo l’Adlv, apre la strada a una nuova stagione di confronto sulle politiche del lavoro all’interno dello Stato vaticano. (riproduzione riservata)



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