Le entrate del Fondo Obolo di San Pietro hanno toccato quota 58 milioni di euro nel 2024, 6 milioni in più dell’anno precedente. Però le uscite risultano comunque superiori, attestandosi a 75,4 milioni di euro. Lo si legge nel rapporto annuale 2024 dell'Obolo di San Pietro diffuso dal Vaticano. E domenica 29 comincerà la prima raccolta di offerte da quando si è insediato Papa Leone XIV.
La componente entrate dipende in maniera schiacciante dalle donazioni a beneficio dell’Obolo, che sono state infatti 54,3 milioni contro i neanche 4 milioni attribuibili ai proventi finanziari generati dai rendimenti del patrimonio.
Le donazioni possono giungere al Fondo come colletta delle parrocchie del mondo o attraverso offerte dirette (tramite bonifici su conti correnti bancari e postali, assegni o tramite sito web, con carte di credito e PayPal) o con lasciti ereditari. Nel corso del 2024 il 59% delle risorse è arrivato dalle diocesi (31,8 milioni), il 22% da fondazioni (12,2 milioni), il 16% da privati (8,9 milioni) e il 3% da istituti religiosi (1,4 milioni).
Tra i Paesi più generosi si confermano gli Stati Uniti, con 13,7 milioni di euro (25,2%), seguiti dalla Francia (8 milioni, 15%) e dall’Italia (2,8 milioni, 5,2%).
Il rapporto si sofferma poi sui contributi erogati dall’Obolo nel corso del 2024: dei 74,5 milioni spesi, 61,2 milioni sono stati stanziati per supportare le attività condotte dalla Santa Sede a servizio della missione apostolica del Santo Padre (il 17% delle spese complessive di 367,4 milioni) e 13,3 milioni per sostenere 239 progetti di assistenza diretta ai più bisognosi in 66 Paesi.
L’Africa si conferma il continente più sostenuto, con il 43% delle risorse (5,7 milioni), seguita dall’Europa (25%, 3,3 milioni), dall’Asia (17%, 2,3 milioni), dall’America (14%, 1,9 milioni) e dall’Oceania (1%, 100 mila euro).
Per riuscire a coprire tutti questi progetti l’Obolo ha dovuto attingere al suo patrimonio pre-esistente per 16,5 milioni. (riproduzione riservata)