Città del Vaticano è lo Stato più piccolo al mondo ma non per questo la gestione delle sue finanze è semplice e senza ostacoli. D’altronde la Santa Sede non ha come obiettivo, alla stregua degli altri Stati, la sostenibilità dei conti pubblici e i migliori servizi possibili per i suoi cittadini (meno di 900) ma vive per diffondere i valori cattolici e garantire una connessione tra i 1,3 miliardi di fedeli cattolici in ogni angolo del mondo, pari al 17,7% della popolazione globale. Non sorprende quindi che la città-Stato presenti un decifit pressoché strutturale: i dati più recenti a disposizione, riferiti al 2022, mostrano uno squilibrio di 33 milioni di euro.
Il problema è un trend negativo che perdura ormai da anni sul lato delle entrate. Gli utili dello Ior a quota 29,6 milioni nel 2022 hanno confermato la tendenza ribasso ininterrotta dal 2012, quando si parlava di 86,6 milioni.
Anche l'Obolo di San Pietro non è in ottime condizioni, con i recenti scandali, come quello del palazzo di Londra, che stanno incidendo sulle offerte che i fedeli inviano a Roma. Nel 2022 il Fondo Obolo ha versato 93,8 milioni, di cui solo 43,5 milioni provengono dalle offerte mentre gli altri 50,3 milioni sono stati ricavati dalla vendita di alcuni immobili, l’ultimo baluardo delle ricchezze vaticane.
Se il Giubileo 2025 con l’arrivo di 30-40 milioni di pellegrini può rappresentare una svolta positiva per il Vaticano. Intanto Papa Francesco continua a vagliare le più disparate opzioni per razionalizzare le spese della Santa Sede. Una possibilità è una collaborazione con l’Italia in materia di appalti con particolare attenzione alla dimensione sanitaria.
Nella pratica, si andrebbe a riconoscere la possibilità agli ospedali vaticani di utilizzare gli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip, quale centrale di committenza nazionale che realizza strumenti di acquisto nell’ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione realizzato per conto del ministero dell’Economia e delle Finanze. Insomma, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico afferenti alla Santa Sede sarebbero trattati alla stregua di strutture appartenenti al servizio sanitario nazionale italiano che svolgono attività considerate di eccellenza e qualificati con apposito decreto del ministero della Salute, che poi vi vigila.
Le strutture sanitarie vaticane si vedrebbero così garantiti prezzi di acquisto più bassi: grazie alle economie di scala derivanti dall’aggregazione della domanda, gli sconti ottenuti da Consip sono superiori rispetto a quelli registrati nell’ambito delle iniziative bandite dalle singole amministrazioni o dalle centrali regionali. Infatti, andando a visionare i recenti bandi di gara pubblicati da Consip riferiti alle apparecchiature elettromedicali, i prezzi risultano in media più bassi del 35% rispetto alle altre stazioni appaltanti. Si spazia dal -47% sugli ecotomografi cardiologici al -16% dei macchinari per le risonanze magnetiche e le pet.
E ancora se si raffrontano i prezzi di aggiudicazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù-Fatebenefratelli di alcuni farmaci e quelli negoziati tramite la piattaforma Consip nel corso del 2023, la differenza tocca i 355 mila euro per i soli 10 principi attivi su cui è stato possibile effettuare l’indagine. Un risparmio che potrebbe crescere esponenzialmente fino a 88,7 milioni, dato che Consip fa bandi per 2.500 principi attivi.
La collaborazione in ambito sanitario con l’Italia andrebbe inoltre a garantire allo Stato Vaticano l’accesso a una più ampia gamma di prodotti e di modalità di fornitura alternative. Ad esempio, per le apparecchiature di diagnostica per immagini Consip ha introdotto modalità innovative di fornitura quali il noleggio e il pay per use, prevedendo inoltre l’applicazione di incentivi per la dismissione delle apparecchiature obsolete. Oltre alla semplificazione dei processi di acquisto, attraverso gli accordi-quadro multiaggiudicatari senza rilancio competitivo basati sul criterio della «scelta clinica». Ossia è possibile individuare aggiudicatari diversi dal primo in graduatoria per una motivazione clinica, il che garantisce a medici e pazienti di disporre sempre del dispositivo più indicato per il trattamento specifico. (riproduzione riservata)