Due applausi per i risparmiatori che investono una parte del loro stipendio in un semplice fondo indicizzato di titoli statunitensi: ultimamente stanno dimostrando non solo di essere esperti del mercato azionario, ma anche di avere un'ottima intuizione valutaria. L'indice S&P 500 è aumentato rapidamente del 15% nel 2024. Questo indice include le più grandi aziende, che ultimamente sono anche le maggiori beneficiarie. Il valore di Nvidia è più che raddoppiato da gennaio, mentre Meta è aumentata di oltre il 40%, e Alphabet e Amazon, di oltre il 30%.
Ma l'S&P 500 ha vinto anche in un modo più sottile. Questo indice e altri investimenti statunitensi sono scommesse indirette sul dollaro, che quest'anno è salito notevolmente. Un modo per misurare la crescita è tramite l’indice Us dollar, che traccia il dollaro rispetto alle valute di sei partner commerciali: euro, franco svizzero, yen giapponese, dollaro canadese, sterlina britannica e corona svedese. Ebbene è aumentato del 4% quest'anno, un notevole guadagno nel mondo valutario.
L'indice Us dollar è stato creato poco più di mezzo secolo fa e modificato in maniera significativa solo una volta, nel 1999, con l’avvento dell’euro. Oggi riflette una valutazione troppo europea per poter tastare il polso in maniera accurata del flusso del commercio internazionale: potrebbe beneficiale dall’inclusione dello yuan cinese o dei pesos messicani, per esempio. Il dollaro ha battuto anche queste valute nell’ultimo anno. Un indice più ampio di valute ponderato per la dimensione delle relazioni commerciali degli Stati Uniti indica un incremento della valuta Usa intorno al 5%.
In generale, un individuo che risparmia in dollari è anche uno che paga in dollari, e quindi potrebbe non notare gli effetti del rafforzamento della valuta, a meno che non abbia piani di viaggio estivi.
Lo yen ha appena toccato un nuovo minimo degli ultimi 38 anni rispetto al dollaro. Una settimana a Tokyo per i turisti americani è stata effettivamente scontata di un terzo rispetto a cinque anni fa. I viaggi in Giappone dagli Stati Uniti stanno improvvisamente esplodendo e le compagnie aeree stanno aggiungendo più voli diretti.
In modo indiretto, il dollaro forte sta principalmente, ma non interamente, aiutando i consumatori, rendendo i beni importati più economici di quanto sarebbero altrimenti – il che ha compensato l'aumento dell'inflazione. D'altra parte, alcuni esportatori statunitensi e i loro lavoratori potrebbero trovarsi in difficoltà se il dollaro diventasse troppo forte. Questa possibilità solleva la domanda su cosa succederà alla valuta Usa e su come gli investitori si dovrebbero preparare.
Il «sorriso del dollaro» è una teoria delineata più di 20 anni fa da Stephen Jin, che una volta gestiva la ricerca valutaria presso Morgan Stanley e oggi è co-fondatore del gestore Eurizon Slj Capital. L’ipotesi è che il dollaro sia l'unica valuta che sembra avere una relazione non lineare con l'economia: tende a brillare in due scenari completamente diversi, come le due estremità di un sorriso.
Il lato sinistro del modello rappresenta i periodi di recessione globale o panico finanziario, quando gli investitori timorosi si precipitano verso i titoli di stato e altri beni in dollari percepiti come sicuri. Il lato destro è segnato da una crescita economica vivace negli Stati Uniti, che spesso viene accompagnata da tassi di interesse in aumento. Il punto centrale – il punto più basso del sorriso – è quando l'economia statunitense sta andando peggio rispetto al resto del mondo.
Le condizioni attuali non si adattano perfettamente all'angolo destro, ma si avvicinano abbastanza. La crescita economica negli Stati Uniti è rallentata dal 3,4% nel quarto trimestre del 2023 all'1,4% nel primo trimestre di quest’anno. Il modello di previsione del pil della Federal Reserve di Atlanta, chiamato GdpNow, prevede una crescita dell’1,5% nel secondo trimestre.
Nell'eurozona la crescita è tornata positiva nel primo trimestre, dopo cinque trimestri consecutivi di stagnazione, ma non è previsto che superi l'1% quest'anno. L'economia giapponese è in contrazione. La Cina affronta una crisi di invecchiamento e ha un eccesso di case invendute.
Gran parte del mondo sviluppato sta ora riducendo i tassi di interesse per stimolare la crescita. Il Giappone è un'eccezione, ma ha aumentato i tassi a livelli bassissimi, partendo da tassi negativi. Gli Stati Uniti sono praticamente gli unici tra i loro pari con un tasso di interesse tra il 5,25% e il 5,5%.
Per anni, i trader del mercato valutario riuscivano a guadagnare facilmente con operazioni di carry trade sui mercati emergenti, che comportavano prendere prestiti a basso costo in economie sicure e lente e acquistare in quelle ad alto rendimento rischiose ma in miglioramento. Ultimamente, alcune valute dei mercati emergenti sono diventate più volatili: esiti elettorali a sorpresa in Messico e India hanno portato a improvvisi crolli delle valute e dei mercati azionari di entrambi i paesi.
La nuova tendenza nel mercato forex si chiama carry trade del G-10, dal nome del Gruppo dei 10, un club di paesi ricchi che hanno concordato di aiutare a sostenere il Fondo Monetario Internazionale. (Ci sono 11 membri; la Svizzera si è aggiunta in ritardo con un ruolo limitato).
L'idea è che se i differenziali di rendimento sono così ampi all'interno dei mercati sviluppati, grazie soprattutto ai generosi rendimenti statunitensi, c'è meno bisogno di avventurarsi nei mercati emergenti. Tutti questi acquisti di dollari hanno contribuito a spingere il biglietto verde verso l'alto.
La Fed dovrebbe tagliare i tassi entro la fine dell'anno e, quando lo farà, avrà molta compagnia: si stima che il 78% delle banche centrali ridurrà i tassi nel quarto trimestre. Ciò significa che i rendimenti in calo potrebbero non contribuire molto a ridurre i differenziali di rendimento.
Jp Morgan definisce la valutazione del dollaro elevata, ma prevede che rimarrà tale per ora, o che addirittura aumenterà. Una crescita più rapida all'estero, non solo tagli dei tassi negli Stati Uniti, è ciò che è necessario per diminuire il valore del biglietto verde. Donald Trump, le cui probabilità di vincere le elezioni presidenziali stanno aumentando nei sondaggi, ha adottato i dazi durante il suo ultimo mandato e ha parlato di espanderli nel caso venisse rieletto. Utilizzerebbe i ricavi per ridurre le tasse. Un piano che potrebbe spingere il dollaro verso l'alto nel breve termine.
Cosa dovrebbero fare gli investitori retail? Evitare scommesse strette sul mercato azionario basate su temi valutari. Sì, un produttore di borse di lusso che le realizza in Francia e le vende negli Stati Uniti potrebbe registrare un aumento dei profitti. Ma ci sono molti altri fattori da considerare: per esempio se sta guadagnando quote di mercato o come sta andando negli altri suoi mercati.
Jim Cielinski, capo globale del reddito fisso presso Janus Henderson Investors, non si aspetta grandi movimenti per il dollaro. «Penso che il dollaro sia ancora ok», dice. «La gran parte del rialzo è probabilmente dietro di noi ora». Cielinski spiega che con i titoli del Tesoro che rendono più dell'ultima lettura sull'inflazione, e con la Fed che probabilmente taglierà presto i tassi di interesse, gli investitori vengono pagati bene per aspettare ciò che probabilmente sarà un aumento dei prezzi.
Per gli investitori che decidono di investire in scadenze più lunghe, la curva dei rendimenti invertita dei Treasury significa accettare un rendimento del 4,4% sui titoli a 10 anni rispetto al 5,5% su quelli a tre mesi. Kathy Jones, strategist del reddito fisso presso lo Schwab Center for Financial Research, ora preferisce le obbligazioni societarie di alta qualità, dove la curva dei rendimenti è piatta o in crescita. Suggerisce anche i titoli garantiti da ipoteca. I rendimenti per entrambi sono appena sopra il 5%.
Kara Murphy, direttore degli investimenti di Kestra Investment Management, ritiene che è improbabile che continui l'ascesa del dollaro e ci sono segnali che le banche centrali di tutto il mondo stiano cercando di ridurre la dominanza del dollaro. Uno di questi è un aumento del prezzo dell'oro, che lei attribuisce agli acquisti delle banche centrali. «Non c’è necessariamente il timore di un rischio geopolitico a breve termine, ma una visione di lungo termine che implica la volontà di liberarsi dal controllo del dollaro statunitense».
Murphy raccomanda la diversificazione nei mercati azionari esteri, dopo un lungo periodo di sovraperformance degli Stati Uniti. «Questi trend hanno tendenze lunghe e poi cambiano» dice. All'interno degli Stati Uniti, Murphy raccomanda un'esposizione alle azioni a piccola capitalizzazione e di valore.
Non è invece interessante per gli investitori statunitensi diversificare il portafoglio con i bond esteri, sottolinea Murphy: i rendimenti non sono sufficientemente alti. (riproduzione riservata)
