Un conflitto tra Iran e Usa sarebbe sempre più vicino: a sostenerlo è il sito americano di informazione Axios, secondo cui l’amministrazione Trump sarebbe prossima a uno scontro esteso (dunque non un’operazione in stile Venezuela), probabilmente al fianco di Israele.
Dopo che a inizio gennaio il presidente americano Donald Trump aveva minacciato Teheran a seguito delle proteste antigovernative da parte dei giovani iraniani, la finestra di intervento si era rapidamente chiusa, lasciando che si biforcasse un’altra possibile strategia: negoziati sul nucleare accompagnati da un massiccio rafforzamento militare. Nelle ultime settimane il capo della Casa Bianca ha dunque alzato le aspettative su come potrebbe apparire un eventuale intervento nel caso in cui non si raggiungesse un accordo. E al momento un’intesa sembra improbabile.
Il fronte diplomatico pare infatti non aver scaturito troppo successo, nemmeno i colloqui di Ginevra tenutisi nella giornata di martedì 17 febbraio tra il genero di Trump Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff, insieme al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Versione confermata anche dal vicepresidente Usa JD Vance, il quale ha dichiarato a Fox News che i colloqui «sono andati bene» sotto certi aspetti, ma che è apparso «molto chiaro» come il presidente abbia fissato linee rosse che Teheran non è ancora disposta a riconoscere e affrontare. Pur ribadendo che Trump desidera un accordo, Vance ha lasciato intendere che la diplomazia potrebbe aver «raggiunto la sua fine naturale».
I funzionari americani hanno detto che l’Iran dovrà presentare una proposta dettagliata di intesa entro due settimane. Il 19 giugno scorso la Casa Bianca aveva già fissato una finestra per decidere tra ulteriori negoziati o attacchi; tre giorni dopo Trump aveva lanciato l’operazione Midnight Hammer, cioè gli attacchi Usa ai siti militari iraniani.
Nel frattempo, la presenza militare statunitense si è progressivamente rafforzata, arrivando a comprendere due portaerei, circa una dozzina di unità navali, centinaia di velivoli da combattimento e diversi sistemi di difesa aerea, alcuni dei quali sono tuttora in fase di dispiegamento.
Più di 150 voli cargo militari americani hanno trasferito in Medio Oriente armamenti e munizioni. E nelle ultime 24 ore si sono aggiunti ulteriori 50 caccia – tra F-35, F-22 e F-16 – diretti nell’area.
Intorno alle 15:30 italiane, il prezzo del greggio è in rialzo a 69,22 dollari al barile (+2,7% rispetto alla chiusura precedente di 67,42 dollari). (riproduzione riservata)