Tensione politica ai massimi livelli negli Stati Uniti, dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump contro Zohran Mamdani, candidato democratico alla carica di sindaco di New York. Durante un incontro con i giornalisti in Florida, Trump ha attaccato duramente Mamdani, minacciando il suo arresto nel caso in cui, da eletto, ostacolasse le operazioni dell’Ice, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione.
«Se sarà eletto e metterà in atto la sua promessa di bloccare le deportazioni degli immigrati illegali, allora dovremo arrestarlo», ha dichiarato il presidente. «Non abbiamo bisogno di un comunista in questo Paese».
Zohran Mamdani, 33 anni, nato in Uganda da genitori indiani e naturalizzato cittadino statunitense nel 2018, è noto per le sue posizioni progressiste in materia di immigrazione e giustizia sociale. Di fronte alle dichiarazioni di Trump, ha risposto definendole «intimidazioni politiche» e ha ribadito la legittimità democratica delle sue proposte: «Saranno gli elettori, non il presidente, a decidere il futuro di questa città».
Le parole del presidente hanno sollevato immediate reazioni nel mondo politico, con esponenti democratici e attivisti per i diritti civili che accusano il tycoon di voler criminalizzare l’opposizione politica. La tensione tra l’amministrazione federale e le città «santuario» come New York, che limitano la cooperazione con le autorità federali in materia di immigrazione, è un tema che ha già diviso il Paese e rischia ora di infiammare ulteriormente la campagna elettorale.
Mamdani ha costruito la sua agenda politica proprio sulla giustizia sociale, sulla riforma della polizia e sulla tutela degli immigrati. Le minacce di Trump, secondo i suoi sostenitori, sono un segno della crescente repressione contro le voci dissidenti all'interno del sistema politico statunitense.
Intanto, la corsa alla poltrona di sindaco della più grande città americana si annuncia più accesa che mai. E le parole di Trump potrebbero aver già trasformato la figura di Mamdani in un simbolo di resistenza per molti elettori progressisti. (riproduzione riservata)