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Urbanistica Milano, ecco il progetto di un «Pgt ombra» ipotizzato nell’inchiesta della procura
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Urbanistica Milano, ecco il progetto di un «Pgt ombra» ipotizzato nell’inchiesta della procura

16 luglio 2025, 20:30 Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2025, 17:56

Accanto alla corruzione sugli altri interventi, per chi indaga l’obiettivo di Tancredi, Marinoni e Pella era agevolare la concentrazione di maxi-edifici in nove aree alle porte della città aggirando le regole

Lo sviluppo di un vero e proprio «Pgt ombra» che potesse guidare il futuro sviluppo di Milano, in particolare in nove zone alle porte della città che necessitano di riqualificazione. Sarebbe questo uno degli obiettivi di Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune di Milano, figura chiave nel nuovo filone di indagini in cui la Procura contesta la «degenerazione della gestione urbanistica» di Palazzo Marino. Ad affiancare il progetto di Marinoni, secondo le indagini, ci sarebbero stati Federico Pella, founder e architetto della società ingegneristica J+S, e Giancarlo Tancredi, assessore all’urbanistica del Comune di Milano.

Sarebbe stato lo stesso Marinoni in una chat a ribattezzare il progetto come «Piano di governo del territorio ombra» insieme a Pella, che, secondo le ricostruzioni della Procura, sarebbe uno dei soggetti principali su cui si svolgono le indagini per corruzione nell’urbanistica milanese (articolo in pagina 2) e da cui Marinoni avrebbe ricavato «alte parcelle».

Il patrocinio del Comune e le nove aree di Milano

Alla base del piano ci sarebbe stata la concessione a Marinoni del patrocinio gratuito del comune, su proposta dello stesso Tancredi, per sviluppare lo «Studio di una strategia urbana e paesaggistica Porte Metropolitane-Milano 2050». Uno strumento che la Procura definisce «artificioso» e che sarebbe dovuto servire «per raggirare le regole e facilitare l’avvio di un piano d’affari occulto, di pianificazione e attuazione di agglomerati edilizi in ampie aree, intorno a nove nodi periferici», al confine tra la città e l’hinterland.

Aree che, negli interessi della città, dovrebbero essere oggetto di importanti interventi di riqualificazione nei prossimi anni per ampliare il perimetro di Milano. Si tratta in particolare di Cascina Gobba, San Donato, Baggio, Fiorenza (a cui attiene la strategia della cosiddetta Porta Nord Ovest che include le aree di Cascina Merlata, Mind, ex-Expo e Stephenson), Famagosta, Linate, Opera, Assago e Figino (Molino-Dorino).

La speculazione edilizia

Nove zone in cui prevedere «alti edifici residenziali a torri ed elevate concentrazioni di nuove densità edilizie». Non a caso, scrive la procura, l’obiettivo dell’operazione «era una vasta speculazione edilizia» gestita da Marinoni e Tancredi «su tavoli non istituzionali». Il trio avrebbe quindi voluto «attrarre e trascinare gli investitori rassicurati circa la concreta fattibilità degli interventi loro proposti e “sponsorizzati” dal Comune di Milano predisponendo masterplan che utilizzavano previo pagamento di apposite parcelle». Una prospettiva di sviluppo al di fuori delle regole urbanistiche: in altezza, con pochi vincoli e con ridotti oneri urbanistici. «Strappi» alle regole che sono stati alla base dell’avvio dei primi filoni d’indagine sull’urbanistica milanese.

Tra i grandi gruppi immobiliari nel mirino di Marinoni, Pella e Tancredi, secondo la procura, c’erano, oltre a Coima, anche «Nhood, Euromilano, Unipol, Lendlease, Hines, Carfin92 (gruppo Carminati, ndr), Atm e Rfi, Redo» (non indagate).

Gli incontri periodici

I messaggi Whatsapp raccolti dalla Procura «mostrano Marinoni e Pella molto intraprendenti nel proporre la strategia sui nodi (le nove aree, ndr) a proprietari delle aree, investitori e sviluppatori da loro stessi raggiunti e collegati per trattare». Argomenti di cui «contemporaneamente discutono» con l’assessore Tancredi. La procura cita anche dei messaggi diretti tra Marinoni e l’assessore che rivelano «che a un certo punto il disegno di Marinoni sembra ostacolato da alcuni funzionari del comune che li ritengono non conformi».

Per la procura Tancredi, Marinoni e Pella tenevano incontri periodici «per discutere di tali affari e delle forme giuridiche di cui ammantarli». In particolare si puntava a utilizzare la forma di partenariati pubblico privati «da portare avanti con procedure accelerate» e in cui inserire quote di edilizia residenziale sociale, con la volontà probabilmente di giustificarne l’interesse pubblico. Tanto che lo stesso Tancredi, per la Procura, «confidava nell’appoggio del sindaco Sala» allo schema.

Il rapporto Marinoni-Tancredi

Il progetto del «Pgt Ombra», secondo la procura, è legato al «rapporto osmotico alterato, fatto di continui scambi di favori illeciti», tra Tancredi e Marinoni. Tanto che l’assessore non avrebbe mostrato «alcuna difficoltà nel chiedere a Marinoni notizie dei pareri sugli interventi (in commissione Paesaggio, ndr) ai quali presta una speciale attenzione», anche se «mostrando una certa prudenza verbale che Marinoni invece non adotta».

L’ex presidente della Commissione, per la procura, «cerca sempre di fare il possibile per assecondare» l’assessore, tanto da giustificarsi in alcune situazioni in cui si trova «costretto» dalle circostanze a esprimere un parere negativo su progetti che sarebbero stati tra quelli attenzionati da Tancredi.

L’assessore, nella ricostruzione della procura, avrebbe anche fatto approvare al sindaco Beppe Sala la riconferma di Marinoni alla guida della Commissione per il periodo 2025-2029. Commissione che, va ricordato, si è dimessa in toto a maggio scorso in scia al primo filone d’inchiesta della primavera che aveva portato alle dimissioni dell’assessore alla Casa, Guido Bardelli, e dell’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni. (riproduzione riservata)



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