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Intesa Sanpaolo, previsti sì oltre il 90% all’assemblea per l’opas su Mps
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Intesa Sanpaolo, previsti sì oltre il 90% all’assemblea per l’opas su Mps

07 settembre 2026, 21:00

Prime proiezioni per il voto di giovedì 10 sull’aumento per l’opas Mps. All’assemblea straordinaria sarà presente oltre il 60% del capitale. Decisivi la promozione dei proxy, ma soprattutto le condizioni dell’offerta

Si profila un plebiscito per l’assemblea di Intesa Sanpaolo, chiamata giovedì ad approvare l’aumento di capitale propedeutico all’opas su Mps. Le prime proiezioni indicano una partecipazione intorno al 60-65% del capitale – in linea con le ultime assemblee del gruppo guidato da Carlo Messina – con il «sì» oltre il 90%, con stime che arrivano al 95%. La delega consentirà di emettere fino a 4,86 miliardi di nuove azioni, pari al 21,7% del capitale post aumento, oltre a circa 3 miliardi di componente in contante per rafforzare l’appeal dell’offerta sul mercato.

Alla risposta positiva del mercato ha contribuito l’allineamento dei proxy advisor che la scorsa settimana hanno promosso l’offerta di Intesa Sanpaolo su Montepaschi, innescando così un effetto di trascinamento sul mercato.

Un ruolo chiave sarà giocato dai grandi investitori istituzionali che oggi detengono larga parte del capitale della banca di via Monte di Pietà. Tra questi ci sono BlackRock, con una quota intorno al 5,1% (ultimo dato Bloomberg), Vanguard con il 3,6% e Amundi con l’1,7%; seguono Fidelity, poco sopra l’1%, e Ubs Asset Management, attorno allo 0,9%. Nel complesso, fondi comuni ed etf rappresentano circa il 28% del capitale, a cui si aggiunge un altro 11% circa riconducibile ad altri investitori istituzionali. A questi va poi sommato il blocco delle grandi fondazioni, storicamente vicine al top management, da Compagnia di San Paolo (6,48%) a Cariplo (5,4%), da Cariparo (1,83%) a Carifirenze (1,84%) e Carisbo (1,2%) fino alla Cassa di Risparmio Cuneo (1,12%), entrata nel capitale di Intesa dopo l’aggregazione di Ubi.

Sinergie, utile netto e dividendi previsti

A convincere molti soci istituzionali è soprattutto la capacità dell’operazione di compensare la diluizione, superiore al 20%, con una crescita ancora maggiore degli utili. Intesa prevede infatti che l’opas sia accrescitiva già dal 2026, con un aumento di circa l’8% sia dell’utile sia del dividendo per azione rispetto allo scenario stand alone. In altre parole, nonostante l’incremento del numero di titoli in circolazione, ogni azione dovrebbe incorporare una quota maggiore di profitti e dividendi. A sostenere questa crescita sono soprattutto i 2,9 miliardi di sinergie annue ante imposte, di cui 1,5 miliardi sul fronte dei costi e 1,4 miliardi sui ricavi. Entro il 2029 Intesa punta così a superare i 16 miliardi di utile netto, circa 4,5 miliardi in più rispetto all’obiettivo stand alone, con un roe superiore al 20%.

A convincere i fondi è anche la remunerazione del capitale: Intesa prevede distribuzioni per 61 miliardi nel quinquennio 2025-2029 tra dividendi e buyback, 11 miliardi in più rispetto al piano autonomo. La scommessa proposta agli azionisti è insomma chiara: accettare una riduzione della propria quota percentuale in cambio di più utili e dividendi. (riproduzione riservata)



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