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Urbanistica Milano, l’inchiesta si allarga: 74 gli indagati, c’è anche il sindaco Beppe Sala. L’ipotesi di dimissioni di Tancredi
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Urbanistica Milano, l’inchiesta si allarga: 74 gli indagati, c’è anche il sindaco Beppe Sala. L’ipotesi di dimissioni di Tancredi

di Alberto Mapelli, Franco Luigi Sani e Rossella Savojardo
17 luglio 2025, 08:25 Ultimo aggiornamento: 21:05

Il sindaco sarebbe sotto inchiesta per la nomina di Marinoni e il progetto del Pirellino. Il Pd milanese si schiera con il primo cittadino, Crosetto attacca i magistrati. La Russa: la giunta è inadeguata

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala sarebbe indagato da oltre un mese nell’inchiesta sull’urbanistica che scuote Milano e Palazzo Marino. A farlo sapere, ieri, sono state fonti vicine alla procura. Le ipotesi di reato contestate al primo cittadino sarebbero «false dichiarazioni su qualità proprie o di altre persone» relativamente alla nomina dell’ex presidente della commissione comunale per il Paesaggio Giuseppe Marinoni e di «induzione indebita a dare o a promettere utilità» intorno al progetto del Pirellino dell’architetto Stefano Boeri e dell’imprenditore Manfredi Catella, amministratore delegato del gruppo Coima. Sala ha respinto ogni accusa in una dichiarazione al Corriere della Sera che per primo ha rivelato la notizia - e si è detto «allibito» per aver saputo della sua iscrizione nel registro degli indagati dai giornali. Il progetto Pirellino, ha precisato, «è bloccato dal 2019» e non vi sarebbe stata alcuna interferenza sulla commissione.

In seguito alle indiscrezioni sulle indagini a carico di Sala si è tenuto nel pomeriggio di giovedì 17 luglio un acceso consiglio comunale, a cui il sindaco non ha preso parte e durante il quale Lega e Fratelli d’Italia hanno chiesto le sue dimissioni. Il sindaco è atteso adesso lunedì 21 in Consiglio per riferire in merito alla situazione.

Le reazioni politiche e la possibile dimissioni di Tancredi

L’assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi, per il quale la procura di Milano ha chiesto gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta, avrebbe riferito al sindaco Giuseppe Sala di essere «disponibile» a dimettersi. Rumors che al momento non sono stati confermati. In questo contesto, il Pd ha mostrato la sua vicinanza al primo cittadino: «Continuiamo a sostenere il lavoro che il sindaco Sala e tutta l’amministrazione dovranno fare nei prossimi due anni», ha detto in una nota il segretario milanese del partito Alessandro Capelli, «nel pieno rispetto del lavoro della magistratura, attendiamo con fiducia l’evoluzione dei fatti, incluso quanto appreso dai giornali relativamente al sindaco».


Critico verso la procura il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Continuo a pensare che la magistratura non debba e non possa sostituirsi al corpo elettorale. A Milano una parte della magistratura inquirente ha anche deciso di sostituirsi al legislatore, nel campo dell'urbanistica, del fisco, del lavoro, attraverso interpretazioni normative che a me sembrano, in molte parti, lontane dalle disposizioni di legge ed anzi molto pericolose», ha scritto su X.

Anche l presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha commentato, al Tg1, l'evoluzione dell'inchiesta di Milano: «Penso che la magistratura debba fare il suo corso, ma non cambio opinione e, per quanto riguarda il sindaco, non sono mai stata convinta che un avviso di garanzia comporti l'automatismo delle dimissioni e non cambio posizione in base al colore politico dell'indagato».

A schierarsi contro il sindaco Sala è il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Non sono contento che ci sia bisogno della magistratura, sarei stato più contento se autonomamente la politica avesse capito che quel percorso era sbagliato. Io non chiedo mai le dimissioni quando inizia un provvedimento. Sicuramente la giunta Sala ha dimostrato di non essere adeguata a Milano».

Si torna anche a parlare della legge Salva Milano, ferma al Senato dopo l’approvazione alla Camera dello scorso autunno. Ora, a maggior ragione dopo gli ultimi sviluppi giudiziari, potrebbe andare verso la decadenza definitiva a fine legislatura.

L’inchiesta si allarga

La posizione del primo cittadino si inserisce in un’indagine molto più ampia, che si è allargata nel giro di poche ore. Gli indagati nella maxi-inchiesta sono passati dai 21 di mercoledì ai 74 di ieri. Al centro, un presunto sistema di relazioni e scambi professionali legati alla trasformazione urbana della città. Secondo fonti della Procura, infatti, anche altre società - oltre a quelle per cui è nota l’apertura di un’indagine - avrebbero pagato parcelle agli indagati Federico Pella e Giuseppe Marinoni, all'interno del progetto ribattezzato Pgt Ombra (si veda il pezzo in pagina 2). Non si tratterebbe di semplici incarichi, ma di una rete strutturata in cui i tecnici pubblici, che avrebbero dovuto garantire imparzialità nelle valutazioni urbanistiche, avrebbero interpellato e ricevuto compensi da operatori da coinvolgere in potenziali progetti alle porte di Milano.

Adesso si aspetta mercoledì 23 luglio, quando il gip interrogherà gli indagati e deciderà sulle sei richieste di misure cautelari avanzate dalla Procura, tra cui gli arresti domiciliari per Tancredi e Catella. Le accuse in questo caso vanno a vario titolo dalla corruzione al falso, dall’abuso edilizio alla lottizzazione abusiva fino all’induzione indebita.

L’inchiesta solo all’inizio

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da fonti legali vicine ad alcune delle società sicuramente chiamate in causa come potenziali corruttrici degli ex funzionari indagati, le diverse consulenze commissionate verrebbero considerate legittime e non una prova di atti di corruzione. Le consulenze sarebbero state effettivamente realizzate e sarebbero state funzionali al fine di realizzare i progetti. Allo stesso tempo, la scelta di non astenersi sui voti in Commissione relativamente ai progetti in cui avevano partecipato tramite consulenze e di non dichiarare conflitto di interessi verrebbe ritenuta una responsabilità dei singoli soggetti non sollecitata dagli stessi committenti.

Fonti vicine alla Procura riferiscono che l’inchiesta è solo all’inizio vista l’enorme mole di progetti, atti e materiale sequestrato, che sono allo studio degli investigatori. In sostanza tutti i grandi progetti del mattone milanese sarebbero sotto la lente della Procura, compresi il Villaggio Olimpico e San Siro, su cui sarebbe stato aperto un fascicolo a parte, al momento ancora senza indagati (si veda l’altro articolo in pagina, ndr). (riproduzione riservata)



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