In un mondo che negli ultimi anni ha visto riaccendersi guerre e tensioni internazionali, esiste un luogo, a Parigi, nato con l'obiettivo opposto: favorire l'incontro tra culture, il dialogo e la convivenza. È la Cité Internationale Universitaire de Paris, uno dei più grandi campus residenziali d'Europa, creato oltre un secolo fa per trasformare la vita universitaria in uno strumento di pace.
«Uno studentato unico al mondo», racconta Roberto Sommella, direttore di MF-Milano Finanza, che ha realizzato per la sua testata questo reportage. «Questo è quello che può realizzare la sapiente unione di pubblico e privato e che può servire da modello per tutto il mondo, soprattutto per l’Italia».
La Cité fu inaugurata nel 1925 grazie all'iniziativa di tre figure chiave: il matematico e rettore dell'Università di Parigi Paul Appell, che ne delineò il progetto educativo; André Honnorat, già ministro della Pubblica Istruzione, che pose la prima pietra; e il mecenate Émile Deutsch de la Meurthe, industriale alla guida della Pétroles Jupiter, destinata a diventare Shell France. L'idea era semplice quanto ambiziosa: offrire agli studenti provenienti da tutto il mondo un alloggio di qualità a costi accessibili, rendendo Parigi una capitale internazionale della formazione.
«E infatti con meno di 600 euro, gli studenti possono avere una stanza, un posto dove cucinare e un insieme di edifici comuni che vanno dalle sale studio alle biblioteche, dalle palestre alle sale lettura», prosegue Sommella.
Il cuore del complesso è il padiglione centrale, costruito grazie alle donazioni di John D. Rockefeller Jr., erede della celebre dinastia americana. Al suo interno trovano posto il teatro, il cinema, il ristorante e il bar, a testimonianza di una visione che affianca allo studio momenti di socialità e condivisione. Rockefeller non fu l'unico benefattore: negli anni altri grandi imprenditori e filantropi contribuirono allo sviluppo del campus, rafforzando un modello fondato sull'integrazione tra iniziativa privata e interesse pubblico.
La Cité offre un'ampia gamma di servizi: residenze, uffici, impianti sportivi, cucine comuni, sale lettura, sale musica e spazi dedicati alla boxe, alla scherma e persino all'idroterapia. Negli ultimi anni il campus si è ulteriormente rinnovato con nuovi foyer, aree lounge, aule per l'e-learning, sale giochi e spazi TV pensati per favorire la vita comunitaria.
Di fronte all'edificio principale sorge anche una struttura di recente costruzione, utilizzata durante la Fashion Week e scelta da Louis Vuitton per ospitare la sfilata Uomo Primavera/Estate 2027. «Una continua commistione tra pubblico e privato, tra studio e leisure», osserva Sommella.
Il campus comprende oggi 47 residenze, ciascuna promossa da un Paese diverso. Ogni edificio riflette l'identità architettonica della nazione che lo ha finanziato e continua a essere sostenuto economicamente dal relativo Stato. Tra queste spicca la Maison de l'Italie, situata accanto a uno degli ingressi principali del parco, quasi a simboleggiare il ruolo di accoglienza del nostro Paese.
Tra gli edifici più iconici figura la Fondation Suisse, progettata da Le Corbusier, che firmò anche gli arredi essenziali e funzionali degli interni. La residenza greca richiama l'architettura classica con le sue colonne doriche, mentre quella giapponese è riconoscibile per il giardino zen. «Tutto è curatissimo», riprende Sommella, «i prati, i fiori, ed è tutto gestito dai contributi pubblici dei vari Stati anche se è la fondazione è nata per iniziativa privata».
Oggi la gestione del campus è affidata alla Fondation nationale CIUP, una fondazione privata, mentre il finanziamento continua a poggiare su un equilibrio tra risorse pubbliche, donazioni private e contributi dei governi che, nel tempo, hanno realizzato e mantenuto le proprie residenze nazionali.
Anche il patrimonio architettonico rappresenta uno dei punti di forza della Cité. Oltre a Le Corbusier, hanno lasciato la loro firma progettisti di fama internazionale come Lucio Costa, Lucien Bechmann, Willem Marinus Dudok, Claude Parent e Piero Portaluppi, autore della Maison de l'Italie.
Ogni anno la Cité Internationale Universitaire ospita circa 12 mila studenti, ricercatori e artisti provenienti da oltre 150 Paesi, confermando la missione immaginata un secolo fa dai suoi fondatori: fare della convivenza tra culture diverse uno strumento concreto di dialogo, cooperazione e pace. (riproduzione riservata)