Dopo il successo dell’ops su Commerz, Unicredit riporta l’attenzione sul mercato italiano. Venerdì 3 luglio si è chiuso il periodo supplementare dell’ops sulla banca di Francoforte e Piazza Gae Aulenti è salita al 60%, una quota che consentirà il controllo sull’istituto. Prima però dovranno arrivare le autorizzazioni, attese in autunno.
Questa finestra temporale potrebbe riaprire spazio per altre operazioni strategiche. Secondo indiscrezioni circolate nella City milanese, Orcel sarebbe tornato a concentrarsi sui dossier domestici. E potrebbe presto condividere le opzioni percorribili con il board. Una riunione è prevista già oggi. Si tratta di un appuntamento in calendario da tempo, anche in vista dell’approvazione della semestrale (attesa per mercoledì 22) ma non si può escludere qualche fuori programma da parte del ceo.
Certamente la scalata a Commerzbank, l’operazione Alpha Bank e l’acquisto del 9% di Generali hanno impegnato una quota significativa dell’eccesso di capitale accumulato da Unicredit. Ma non hanno esaurito la capacità di manovra del gruppo. La banca resta una delle più redditizie in Europa, continua a generare capitale e dispone ancora di un’azione forte, cresciuta di quasi il 30% da fine aprile per una capitalizzazione complessiva di quasi 124 miliardi, oltre 1,8 volte il patrimonio netto.
Questi elementi potrebbero spingere Orcel – che finora si è definito un «osservatore» sullo scacchiere italiano – a considerare nuove opportunità, puntando questa volta sull’Italia.
Qui il dossier più conveniente, secondo gli analisti, rimane Banco Bpm. Dopo l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps e il coinvolgimento di Bper-Unipol nella costruzione del terzo polo emiliano-senese, Crédit Agricole ha stretto la presa su Piazza Meda, salendo al 29%.
Un quadro molto diverso da quello che, solo un anno fa, aveva portato al fallimento dell’ops di Unicredit. In quel caso il blitz di Orcel era stato osteggiato dal governo come ostacolo al progetto Bpm-Mps. Oggi invece non solo la mossa di Orcel non ostacolerebbe il progetto di Intesa su Mps, Mediobanca e Generali, ma eviterebbe che un pezzo importante del sistema finanziario italiano, appunto Bpm, finisca in mani straniere.
Per il momento non ci sono conferme, ma sul mercato c’è chi ragiona sulla possibile architettura dell’operazione. Il nodo principale da sciogliere è quello di Crédit Agricole, oggi primo socio e partner industriale di Bpm. La strada più semplice per convincere la banque verte a fare un passo indietro potrebbe essere quella di compensarla con un mix di asset e accordi commerciali.
Un primo tassello potrebbe riguardare BdM Banca, l’ex Popolare di Bari oggi avviata verso la privatizzazione. Orcel potrebbe decidere di ritirarsi dalla gara, spianando così la strada a un’aggiudicazione dell’asset da parte dei francesi.
Non solo. Nell’ambito dell’eventuale integrazione tra Unicredit e Banco Bpm, Crédit Agricole potrebbe rilevare parte della rete di sportelli in eccesso del nuovo gruppo, rafforzando così la propria presenza commerciale nel Nord Italia, uno dei mercati più strategici per il credito retail e per la raccolta.
C’è poi il capitolo delle partnership. Unicredit potrebbe confermare l’accordo oggi in essere tra Banco Bpm e Agos Ducato nel credito al consumo, anche alla luce della partecipazione diretta che piazza Gae Aulenti assumerebbe nella società a controllo francese. Alcuni banker ipotizzano inoltre che nel pacchetto possa rientrare anche una nuova forma di collaborazione con Amundi, la controllata di Crédit Agricole nel risparmio gestito, anche se su questo fronte il tema sarebbe più delicato, vista la centralità del wealth management nella strategia di Unicredit.
Infine c’è la componente finanziaria. In un’offerta carta contro carta, i francesi concambierebbero il proprio 29% di Banco Bpm con azioni Unicredit, titoli oggi caratterizzati da elevata liquidità, multipli solidi e forte capacità di remunerazione degli azionisti. E realizzerebbero una plusvalenza miliardaria. Il risultato sarebbe un pacchetto articolato di misure — sportelli, partnership, asset domestici e carta di qualità — potenzialmente in grado di piegare le resistenze di Agricole, finora molto esitante di fronte all’idea di lasciare Banco Bpm. (riproduzione riservata)