Mentre è in corso l’esame della Bce sulla scalata a Commerzbank e sull’ops lanciata su Banco Bpm, Unicredit prova a contrastare i provvedimenti con cui la Russia ha colpito le sue attività.
La banca guidata da Andrea Orcel si è rivolta alla Corte d’Appello del Regno Unito nell’ambito della principale controversia che la vede coinvolta a Mosca. L’obiettivo è ribaltare una sentenza emessa l’anno scorso dal Tribunale arbitrale di San Pietroburgo a favore di RusChemAlliance, una joint venture di Gazprom e Rusgazdobycha. I giudici russi hanno posto sotto sequestro asset della banca italiana (principalmente bond) per un valore di quasi 463 milioni. Unicredit ha risposto alla mossa mettendo in campo una strategia difensiva.
Al centro dello scontro c’è un progetto nel porto baltico di Ust-Luga. Qui RusChemAlliance aveva appaltato i lavori alla tedesca Linde per la quale, a sua volta, Unicredit svolgeva il ruolo di banca garante. Dopo lo stop imposto dalle sanzioni internazionali, però piazza Gae Aulenti si è rifiutata di pagare le garanzie legate al progetto, arrivando così allo scontro aperto con la controllata di Gazprom. Provvedimenti simili sono stati presi anche contro altri istituti coinvolti nell’iniziativa, cioè le tedesche Deutsche Bank, Commerzbank, Bayerische Landesbank e Landesbank Baden-Wurttemberg.
Ora Unicredit chiede alla Corte d’Appello del Regno Unito di esprimersi sulla materia e, in particolare, su alcuni specifici passaggi legali che – se revocati – potrebbero alleggerire il peso dei provvedimenti russi. Nel dettaglio Piazza Gae Aulenti ha chiesto ai giudici la revoca di un'ingiunzione che potrebbe esporla a penali nell’ambito del procedimento aperto con RusChemAlliance.
La mossa arriva in un periodo delicato per Unicredit. Non solo il gruppo guidato da Andrea Orcel è al centro del processo di consolidamento italiano ed europeo con la scalata a Commerz e l’ops sul Banco, ma è anche sotto esame della Bce sulle due operazioni. L’esposizione alla Russia sarà con ogni probabilità uno degli aspetti a finire sotto la lente della Vigilanza e gli sforzi portati avanti dal gruppo per opporsi alle ritorsioni di Mosca e ridurre l’esposizione potrebbero pesare sul giudizio finale.
Uscire dal paese del resto è sempre più difficile per gli istituti occidentali. Dopo i paletti applicati per ostacolare le dismissioni e le uscite dal paese, il Cremlino è passato ha messo in campo i risarcimenti giudiziari come nuova forma di ritorsione. Un tribunale ha condannato l’austriaca Raiffeisen Bank International e i suoi azionisti a pagare un risarcimento danni da due miliardi di euro nell'ambito di una controversia che, a giudizio di diversi osservatori, sarebbe il pretesto per mandare un messaggio alla comunità finanziaria internazionale. (riproduzione riservata)