Unicredit è pronta a rafforzare la propria posizione in Commerzbank. Secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza i consulenti della banca tedesca – Goldman Sachs e Ubs – sarebbero in allerta in vista di una possibile mossa da parte del gruppo guidato da Andrea Orcel: la conversione in azioni dell’ultimo pacchetto di derivati detenuto dal gruppo italiano, pari a circa l’8% del capitale. L’operazione, costruita a fine 2024 attraverso total return swap con controparti bancarie come Barclays e Citi, segnerebbe un passaggio decisivo nella strategia di avvicinamento al gruppo tedesco.
Con il passaggio da derivati ad azioni Unicredit rafforzerebbe la propria presenza diretta nella compagine di Commerz, avvicinandosi alla soglia del 30% che, in Germania, fa scattare l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica. L’intenzione, però, non è quella di procedere con un’opa, ma di posizionarsi in modo ancora più stringente in vista delle future trattative con i vertici di Commerz e con il governo tedesco.
La conversione risponderebbe anche a una logica di efficienza finanziaria. Mantenere swap di lungo periodo ha un costo crescente, legato principalmente alla copertura delle oscillazioni del titolo (hedging). A fronte di una posizione già autorizzata dalle autorità, trasformare il pacchetto in azioni risulta più conveniente sul piano economico e più coerente con la strategia industriale di Orcel.
A Berlino però il clima resta freddo. Solo pochi giorni fa, nella tradizionale conferenza stampa estiva, il cancelliere Friedrich Merz ha espresso giudizi negativi sul tentativo di scalata. «Ho due motivi di forte perplessità: anzitutto, si tratta chiaramente di un’acquisizione ostile, rivolta sia a Commerz sia alla Repubblica Federale. Inoltre, la fusione creerebbe un istituto che, per struttura di bilancio, potrebbe rappresentare un rischio sistemico per i mercati», ha dichiarato il leader della Cdu.
Parole che confermano la contrarietà di Berlino e rendono improbabile, nel breve periodo, un’aggregazione tra le due banche. Anche Commerz si sta muovendo per ostacolare le mire di Unicredit. Una delegazione di rappresentanti dei lavoratori ha appena incontrato membri del Parlamento Europeo per manifestare le proprie preoccupazioni sull'operazione. Secondo Nina Olderdissen, membro del consiglio di sorveglianza della banca tedesca, «un'acquisizione non costituirebbe un progresso verso un'unione bancaria europea». Nel suo intervento, ha sottolineato che quella che può apparire come un'integrazione europea in realtà «nasconde rischi significativi per dipendenti, clienti e investitori su entrambi i fronti, senza alcun valore aggiunto tangibile».
Anche per questo, il gruppo italiano mantiene un approccio prudente. Alla presentazione dei risultati semestrali Orcel ha misurato toni, lasciando intendere che ogni decisione sarà subordinata all’orientamento dei soci: «Dipenderà molto dalla posizione dei nostri azionisti: se ritengono che questa situazione debba protrarsi nel caso in cui non succeda nient'altro entro il 2027, allora la prolungheremo. Se ritengono di preferire che smobilizziamo la posizione, allora lo faremo».
Sul piano industriale l’interesse per Commerzbank resta elevato. L’acquisizione offrirebbe a Unicredit l’opportunità di rafforzarsi sensibilmente in Germania, dove è già attiva attraverso Hvb, e di tornare a presidiare aree ad alto potenziale come la Polonia, da cui si è ritirata nel 2016 con la cessione di Bank Pekao. L’istituto di Francoforte è da tempo attivo a Varsavia attraverso la controllata MBank, la quarta banca più grande del Paese per attivi, attiva nei segmenti retail, corporate e investment banking.
Il posizionamento su Commerzbank si inserisce inoltre in una strategia più ampia di consolidamento continentale. Dopo aver rinunciato all’ops su Banco Bpm per le dure prescrizioni golden power, Orcel ha puntato l’attenzione su deal in grado di rafforzare in modo mirato la presenza geografica della banca, privilegiando i mercati dove esistono sinergie immediate e margini di crescita. La Germania è un obiettivo naturale. Ma anche uno dei più difficili, a causa della contrarietà delle istituzioni e della presenza dello Stato nell’azionariato di Commerzbank. (riproduzione riservata)