Quest’anno lo stipendio dell’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel può salire del 30% da 7,5 a 9,75 milioni di euro. Questa è la proposta che, dopo il voto all’unanimità di ieri, il cda porterà all’assemblea del 31 marzo. Nel dettaglio il banchiere incasserà un compenso fisso di 3,25 milioni e uno variabile fino a 6,5 milioni solo in azioni, se verranno superati gli obiettivi del 2023, circostanza assai probabile alla luce degli ultimi risultati. La decisione è stata presa ieri, dopo settimane di intenso dibattito interno nel board della banca di piazza Gae Aulenti. L’obiettivo degli amministratori è quello di creare un sistema di incentivi che premi il superamento dei target, come previsto in molte istituzioni finanziarie internazionali.
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Già al suo arrivo in Unicredit, Orcel era finito al centro di polemiche per il compenso da 7,5 milioni stabilito dal board. Nell’assemblea del 2021, quando venne nominato il top banker, le politiche di remunerazione erano passate per un soffio, con una maggioranza del 54,1%. Per quell’esercizio Orcel ricevette 6,7 milioni di euro, così articolati: 1,8 milioni di componente cash fissa, 89 mila euro di cash variabile e 4,8 milioni di azioni. Cifre superiori a quelli incassate dal predecessore Jean Pierre Mustier nel 2020: 5,2 milioni articolati in 911 mila euro di fisso e 4,3 milioni in equity.
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Nel 2022 ha preso 7,5 milioni, come previsto dagli accordi. L’ulteriore innalzamento dell’asticella sull’anno in corso è giustificato soprattutto dai risultati ottenuti. Grazie alla performance dell’istituto i soci incasseranno il 40% in più rispetto al 2022, cioè 1,91 miliardi come dividendo (payout al 35%) e 3,34 miliardi come riacquisto di azioni proprie. Anche il titolo si è apprezzato molto: negli ultimi sei mesi si è apprezzato del 92,61% a 18,87 euro, tornando così ai livelli di inizio 2016.
Sulla decisione di alzare la remunerazione però non ci sarebbe stato un pieno allineamento nel board. Secondo il Financial Times, la consigliera Jayne-Anna Gadhia si sarebbe dimessa proprio per l’accusa di aver diffuso informazioni riservate sullo stipendio del ceo. Tra i soci si è invece schierato a favore dell’aumento il presidente della fondazione Cariverona Alessandro Mazzucco (1,6% del capitale): «Il compenso di Orcel in Unicredit è stato negoziato con procedure rigorose e trasparenti ed è stato acquisito in modo meritato: per nulla anomalo rispetto agli standard adottati correntemente presso gruppi comparabili in Europa e negli Usa». In assemblea il voto decisivo sarà però quello dei fondi che negli ultimi anni hanno sempre dedicato grande attenzione alle politiche di remunerazione delle aziende quotate. È con loro che il vertice della banca cercherà di dialogare nei prossimi giorni per evitare nuove contrapposizioni.
Le cifre della remunerazione di Orcel sono alte in assoluto anche guardando ai competitor: in Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha ricevuto nel 2021 un compenso di circa 4,7 milioni (2,62 milioni come componente cash fissa, 414 mila euro come premio cash annuale e azioni per un controvalore di 1,65 milioni). L’ad di Mediobanca Alberto Nagel ha invece ricevuto compensi per 4,4 milioni (1,9 milioni di componente fissa, 1,17 milioni di componente cash variabile e 1,33 milioni in azioni). Nella classifica dei banchieri più pagati seguono eguono Giuseppe Castagna di Banco Bpm (2,33 milioni) e Gian Maria Mossa di Banca Generali (1,8 milioni). Se insomma lo stipendio di Orcel è molto elevato nel panorama italiano, i suoi sostenitori sottolineano che non si discosta dalla media delle grandi banche europee dove i capi azienda possono incassare anche più di dieci milioni, come accaduto all’ex ceo di Ubs Sergio Ermotti – banca da cui Orcel proviene – che nel 2020 aveva incassato quasi 12 milioni di euro. (riproduzione riservata)