Andrea Orcel contesta con forza le prescrizioni che il governo italiano ha imposto a Unicredit per l’ops su Banco Bpm e che, nella scorsa estate, nella scorsa estate hanno fatto deragliare l'operazione. Soprattutto il banchiere non condivide il presupposto del decreto golden power in base al quale Unicredit rappresenterebbe un minaccia alla sicurezza nazionale.
«Penso che fare ricorso al Consiglio di Stato «sia quasi un dovere. Il cda della banca ha un dovere di diligenza, quindi abbiamo il dovere di chiudere il cerchio di quanto accaduto. È quasi automatico, non ci leggerei nulla di più. Non c'è alcuno scontro: vogliamo chiudere il cerchio», ha spiegato mercoledì 12 Orcel nel corso di un'intervista durante l'evento Future of Finance 2025 di Bloomberg.
Il banchiere ha risposto a una domanda sulla presentazione di un ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio con cui, a luglio, venivano emendate solo parzialmente le prescrizioni imposte dal governo nell'ambito dell'ops su Banco Bpm.
Peraltro la banca di Piazza Gae Aulenti ha fatto progressi importanti su una delle richieste avanzata dal governo, il progressivo alleggerimento della presenza in Russia. Secondo quanto riferito martedì 11 da MF-Milano Finanza però, un’uscita definitiva è improbabile in tempi brevi. Il Cremlino potrebbe infatti usare il ricatto della nazionalizzazione per impedire qualunque dietrofront dell’istituto di Orcel.
«È importante ottenere chiarezza, in un modo o nell’altro. Direi che probabilmente la cosa più importante per noi è che non possiamo accettare l’affermazione che siamo una minaccia per la sicurezza nazionale - perché non lo siamo. Tutto il resto è difendibile e possiamo essere molto comprensivi, ma non possiamo accettare proprio questo, perché crediamo che non sia corretto», precisa Orcel.
Per il banchiere l’aggregazione con Banco Bpm è un dossier ormai chiuso: «Abbiamo chiuso il capitolo. Per una serie di ragioni non doveva succedere, abbiamo chiuso». Il consolidamento però è ancora una carta da giocare per Unicredit. «Siamo la banca con più opzioni di m&a perché siamo presenti in 13 mercati, ma siamo disciplinati nel non deludere gli azionisti, quindi non faremo operazioni che non creano valore».
Nel mirino c’è soprattutto Commerzbank, la banca tedesca che Unicredit sta gradualmente scalando dal settembre 2024. «Abbiamo consolidato il 26% e possiamo salire al 29%, si tratta solo di liquidare le posizioni che abbiamo», ha spiegato Orcel. «Così facendo, abbiamo investito capitale con un ritorno sull'investimento del 20 o 21% e possiamo aspettare a lungo».
Orcel ha fatto chiarezza anche sulle strategie nel wealth management in vista della scadenza del contratto con Amundi. «Abbiamo avviato l'internalizzazione, che molti media pensavano avrebbe portato all'acquisto di un sacco di asset in gestione. Invece, abbiamo cercato di internalizzare alcuni degli elementi costitutivi della catena che ci consentono di trattenere internamente il massimo possibile al minor costo. Di conseguenza, oggi probabilmente tratteniamo il 78 o 79%, e la nostra ambizione, tra due anni, è di raggiungere l'85%».
Proprio oggi la Commissione Ue avrebbe dovuto prendere una decisione definitiva sull’uso del Golden Power da parte del governo, che spera in un nuovo rinvio della possibile procedura d’infrazione dopo quello di ottobre. L’Eurogruppo di ieri si è trasformato così in un’occasione per un nuovo confronto sul tema tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e la commissaria ai Servizi Finanziari, Maria Luis Albuquerque, che si sono rivisti dopo l’incontro di fine ottobre a Roma.
Sin da subito Bruxelles ha contestato a Roma la violazione di diverse norme europee, dal regolamento Concentrazioni alle direttive su capitali e vigilanza bancaria. L’Italia ha difeso invece la propria sovranità nel tutelare settori strategici ed è convinta che il ritiro dell’offerta di Unicredit, avvenuto il 23 luglio, tolga alla Commissione la competenza sul caso, argomento supportato da precedenti sentenze della Corte di Giustizia. Per avere un quadro più chiaro servirà ancora qualche giorno perché, come appreso da MF-Milano Finanza, l’Ue ha rimandato la definizione della lista mensile delle procedure d’infrazione di una settimana. (riproduzione riservata)