Unicredit supera il 40% di Commerzbank tra azioni e derivati e diventa il convitato di pietra dell’assemblea di oggi della banca tedesca, alla quale l’istituto italiano non parteciperà.
Mentre l’ops lanciata dal gruppo guidato da Andrea Orcel rimane al palo con adesioni ferme allo 0,02% del capitale, Unicredit incrementa la propria partecipazione nell’istituto target: secondo gli ultimi dati Bafin, ha in mano il 26,77% in azioni cui aggiungere il 10,7% in derivati regolati esclusivamente in contanti esclusivamente in contanti (e che, quindi, non prevedono la consegna di ulteriori azioni) mentre un restante 3,22% è legato a total return swap.
Tra le possibili controparti si fa il nome di Jefferies, che negli ultimi giorni ha creato una partecipazione indiretta superiore all’11% di Commerz.
Le adesioni all’ops procedono a rilento anche perché il concambio offerto di 0,485 azioni Unicredit per ogni azione dell’istituto tedesco è ancora a sconto di oltre il 5%. Ma, a poco meno di un mese dalla chiusura dell’offerta, la partita resta aperta.
Oggi Piazza Gae Aulenti diserterà l’assemblea di Commerz, non avendo depositato le azioni entro la record date dello scorso 13 maggio. Dovrebbero invece partecipare all’assise i grandi soci a partire dallo Stato tedesco (12,11%), BlackRock (5,1%) e Nomura (2,24%).
Il confronto tra i due istituti si è surriscaldato negli ultimi giorni. Lunedì 18 i consigli di gestione e il consiglio di sorveglianza della banca tedesca hanno bocciato la proposta dell'istituto italiano consigliando agli azionisti di non aderire all’operazione, che è in scadenza il 16 giugno: «Non offre un premio adeguato» e non è accompagnata da «un piano strategico coerente e credibile» per una possibile integrazione tra i due istituti. In effetti l’ops di Unicredit, che al suo annuncio conteneva un premio per i soci Commerz, oggi valorizza il gruppo circa 37 miliardi di euro, meno dei 40 miliardi di capitalizzazione a Francoforte.
Uno dei punti più critici sollevati dai vertici di Commerzbank riguarda il piano industriale delineato da Unicredit, che sottovaluterebbe costi, tempi e difficoltà operative dell’integrazione. In particolare vengono citati i previsti tagli al personale, la complessa integrazione informatica e i rischi di perdita di ricavi nel business corporate a causa delle sovrapposizioni tra le due reti commerciali.
Anche se il no all’ops alle attuali condizioni è netto, Commerz lascia comunque aperta la porta al dialogo con Unicredit qualora venga riconosciuto agli azionisti «un premio interessante» e venga presentato un progetto capace di valorizzare «i punti di forza del modello di business e della sua strategia». Il confronto comunque è sempre più acceso, come sintetizzava ieri un titolo del quotidiano economico Faz: «Orlopp contro Orcel, Commerzbank contro Unicredit».
La replica di Unicredit non si è fatta attendere, in attesa delle controdeduzioni formali che dovrebbero arrivare entro la settimana: «Dissentiamo profondamente da molte delle argomentazioni presentate, ritenendole prive di fondamento e di dati a supporto. Risponderemo dopo aver esaminato le questioni». Anche per questo motivo, secondo quanto filtra dal quartier generale di Piazza Aulenti, non sarebbe in previsione per il momento un rilancio sul prezzo d’offerta.
Per Unicredit resta nel frattempo aperto il fronte russo. Dal ministero delle Finanze di Mosca hanno fatto sapere che l’istituto italiano non ha ancora presentato alcuna richiesta alla commissione per gli investimenti esteri del governo russo in merito alla vendita della propria filiale nel Paese.
A inizio mese Unicredit aveva comunicato di aver raggiunto un accordo non vincolante per la vendita di parte della sua filiale moscovita AO Bank a un «investitore privato ben consolidato negli Emirati Arabi Uniti con relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e imprenditoriale locale», mantenendo solo l’attività nei pagamenti. (riproduzione riservata)