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Unicredit, lo Stato tedesco non aderirà all’ops su Commerzbank e vuole bloccare il delisting
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Unicredit, lo Stato tedesco non aderirà all’ops su Commerzbank e vuole bloccare il delisting

22 giugno 2026, 17:47 Ultimo aggiornamento: 17:55

Berlino non intende conferire il proprio 13% all’offerta, che riapre fino al 3 luglio. La strategia di Orcel

Il governo tedesco alza il livello dello scontro con Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, in occasione della riapertura dell’ops su Commerzbank. Secondo quanto riferito da fonti governative, Berlino non intende aderire all’offerta né tantomeno vendere la propria quota, pari al 13%, nell’istituto di credito con sede a Francoforte e resterà così il secondo azionista. Questa strategia è volta a bloccare eventuali offerte residuali e delisting promossi da Unicredit, lasciando in tal modo il titolo Commerz quotato in borsa.

La scalata di Unicredit e il controllo della governance

Alla chiusura della prima fase dell’offerta la scorsa settimana Piazza Gae Aulenti ha raggiunto il 39,18% effettivo di Commerz. Sommando anche i contratti derivati con regolamento in azioni (3,22%) e in contanti (13,2%, ma con sottostante sempre in titoli) la quota complessiva dell’istituto italiano arriva al 55,6%, quindi ben al di sopra della maggioranza assoluta.

Se autorizzata dalla Vigilanza e interamente convertita in azioni, la quota consentirà a Unicredit di controllare la governance e di esprimere la metà del consiglio di sorveglianza di Commerz. L’asticella dovrebbe salire ulteriormente nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio, riaperta ieri fino al 3 luglio.

L'opposizione di Berlino e la difesa dell'indipendenza

Berlino non ha perso occasione per ribadire la propria contrarietà al takeover. La scorsa settimana la Finance Agency tedesca, l’ente che gestisce la partecipazione in Commerz, ha ribadito che l’indipendenza dell’istituto rappresenta la soluzione preferibile per l’economia tedesca. Secondo Berlino, l’offerta di Unicredit «non è un’opzione dal punto di vista finanziario» poiché non incorpora un premio adeguato per gli azionisti della banca di Francoforte.

Il governo tedesco ha inoltre definito «aggressivo» l’approccio adottato dal gruppo italiano, sottolineando il ruolo strategico svolto da Commerzbank nel finanziamento dell’economia nazionale e nell’occupazione della piazza finanziaria di Francoforte. «Entrambi devono continuare a essere garantiti anche in futuro», si legge nella dichiarazione.

Le polemiche sull'uso dei derivati e il ruolo delle banche d'affari

Al centro delle polemiche, oltre a un prezzo giudicato penalizzante, c’è l’uso dei derivati nell’ambito della scalata. Secondo il management di Commerz, il successo dell’ops sarebbe difficilmente conciliabile con il fatto che il concambio offerto risultava per gran parte del periodo meno conveniente rispetto alla vendita delle azioni sul mercato.

Da qui il sospetto che una quota significativa delle adesioni possa essere collegata ai complessi contratti derivati utilizzati da Unicredit per costruire progressivamente la propria posizione. Particolare attenzione è rivolta ai total return swap e al ruolo di alcune controparti finanziarie, tra cui Nomura e Citigroup, che avrebbero conferito azioni all’offerta nell’ambito delle proprie operazioni di copertura. (riproduzione riservata)



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