Unicredit, il retroscena del governo: così erano state alleggerite le prescrizioni golden power
Prima che l’ops su Banco Bpm naufragasse, il Tesoro aveva attenuato alcune prescrizioni del golden power, spiegandolo in una lettera a Bruxelles. Nel documento, inviato al Dipartimento per le politiche europee della Ue, il Mef ricordava che, se l’adempimento di una prescrizione fosse stato impedito da circostanze non imputabili a Unicredit, la banca non sarebbe stata sanzionata.
Questo principio valeva soprattutto per l’uscita dalla Russia, uno dei punti più delicati per l’istituto guidato da Andrea Orcel. In caso di mancata autorizzazione da parte delle autorità di Mosca, il termine di nove mesi imposto per la exit dal Paese avrebbe potuto essere prorogato. Inoltre, la prescrizione non riguardava le attività di pagamento, che potevano proseguire nel rispetto delle sanzioni internazionali e delle norme prudenziali e antiriciclaggio, così da evitare effetti collaterali sulle imprese italiane ancora operative in Russia.
Nonostante queste aperture, il Dpcm di Pasqua conteneva vincoli stringenti: l’obbligo di mantenere per cinque anni invariato il rapporto tra impieghi e depositi; il divieto di ridurre il portafoglio di project financing, per garantire il sostegno a infrastrutture e progetti strategici; e l’impegno a non diminuire il peso degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani, per tutelare il mercato domestico della gestione del risparmio.
Questi paletti finirono presto nel mirino dell’Europa. A inizio luglio la Commissione Ue inviò all’Italia una lettera dai toni duri, criticando le condizioni imposte a Unicredit e dubitando della compatibilità del golden power, così applicato, con le regole del mercato unico. Pochi giorni prima, il Tar del Lazio aveva parzialmente accolto le ragioni della banca, annullando le prescrizioni sul rapporto impieghi/depositi e sul livello delle attività nel project financing. Tuttavia, per il governo la sentenza ha confermato la validità e coerenza del Dpcm, riconoscendo la legittimità dell’uso dei poteri speciali per tutelare la sicurezza economica come parte della sicurezza nazionale.
Il 12 agosto una portavoce della Commissione ha dichiarato che l’Italia ha presentato le proprie osservazioni alla lettera del 14 luglio, in cui Bruxelles aveva espresso la valutazione preliminare secondo cui il decreto sull’acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit potrebbe violare l’articolo 21 del regolamento Ue sulle concentrazioni. L’esecutivo comunitario valuterà la risposta di Roma e «considererà le prossime fasi». Se le giustificazioni italiane non saranno ritenute sufficienti, potrà essere avviata una procedura d’infrazione. (riproduzione riservata)