Goldman Sachs è parecchio attiva sul titolo Unicredit proprio nelle settimane in cui sta costruendo la strategia difensiva di Commerzbank. La banca americana è salita fino al 6,68% di piazza Gae Aulenti, in particolare attraverso contratti swap e future. Le operazioni di acquisto sono avvenute tramite Goldman Sachs International e altre nove società controllate. Normale trading o ce dell’altro? Si vedrà. Goldman comunque si è già mossa più volte negli ultimi giorni, visto che il 26 settembre dichiarava lo 7,15% potenziale di Unicredit per poi scendere al 5,5% il giorno successivo. Ora la nuova risalita, seppur solo potenziale.
Le dichiarazioni rilasciate lunedì 7 ottobre dal nuovo amministratore delegato di Commerzbank Bettina Orlopp non sono solo uno schiaffo alle avance di Unicredit, ma anche una sconfessione implicita delle previsioni di Moody’s. In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt la numero uno dell’istituto di Francoforte ha criticato senza mezze misure il progetto di integrazione degli italiani: se l’acquisizione andasse in porto «il nostro rating si deteriorerebbe, probabilmente anche in modo significativo: perderemmo clienti che hanno determinati requisiti in termini di rating e che fanno affari solo con banche con ottimi rating».
Il giudizio risulta in netta contrapposizione con quanto sostenuto la scorsa settimana da Moody’s. L’agenzia americana ha confermato che il profilo finanziario di Commerz non sarà compromesso dall’acquisizione da parte di Unicredit la quale, invece, potrebbe beneficiare di un miglioramento del rating stand-alone assessment. Solo S&P ha scritto di possibili pressioni sul rating della banca tedesca in caso di fusione.
Nell’intervista Orlopp ha usato anche altri argomenti per criticare il progetto del ceo di Unicredit Andrea Orcel: «Quando si tratta di clienti aziendali, c’è molta sovrapposizione tra noi e la filiale tedesca di Unicredit Hvb. In caso di fusione, le esposizioni creditizie di alcune società dovrebbero essere ridotte per evitare rischi di cluster». E ancora: «solo perché una fusione sembra buona sulla carta, non significa che sarà eseguita bene e che alla fine potrà avere successo e creare valore per i nostri azionisti».
Non è la prima volta che il ceo di Commerz critica l’ipotesi di una fusione. In un messaggio ai dipendenti Orlopp ha recentemente ribadito che l'ingresso di Unicredit nel capitale della banca tedesca «non è stata una nostra scelta. Siate certi che stiamo lavorando instancabilmente con un forte team di esperti per trovare il modo migliore per trattare con Unicredit ora e in futuro».
Se Francoforte rimane sulle barricate, in Europa cresce il consenso attorno al possibile deal. Sempre lunedì 7 sul progetto si è espresso il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni: «Parlando in generale, ovviamente abbiamo bisogno di banche più forti, soprattutto in Europa, dove il ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia reale è molto più forte che negli Stati Uniti, e non abbiamo una banca europea tra le prime 10 o 20 banche globali», ha spiegato Gentiloni ribadendo la «necessità che i mercati si assumano la responsabilità di opportunità e decisioni, quindi penso che parlarne sarebbe controproducente».
Lunedì sul tema è intervenuto anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del superadvisory board della Bce. «Ciò che sembrava impensabile giorni fa sta accadendo: una grande banca dell'Eurozona ha in programma di acquisirne un'altra in un altro stato membro. Unicredit, il secondo istituti di credito italiano, afferma di detenere strumenti derivati che le darebbero un controllo effettivo su Commerzbank, la seconda banca in Germania per capitalizzazione di mercato», ha commentato Angeloni in una lettera pubblicata sul Financial Times. (riproduzione riservata)