Andrea Orcel sarà l’ago della bilancia nella partita Mediobanca-Generali. Con il 4,1% costruito sul mercato negli ultimi mesi e confermato domenica scorsa, Unicredit scompagina ancora una volta i piani dei competitor e le previsioni del mercato. La quota, che vale quasi due miliardi, è il risultato di una strategia di accumulazione che Orcel ha iniziato nel corso del 2023 con derivati.
Solo negli ultimi giorni gli strumenti sono stati convertiti in azioni, costringendo la banca a uscire allo scoperto, dopo i rumors circolati nel weekend: «Unicredit non ha un interesse strategico in Generali e rimane pienamente concentrata sull'esecuzione del piano , sull'ops in corso su Banco Bpm e sull'investimento in Commerz», conclude la nota.
Generali è da tempo nel radar di Orcel, che pure pubblicamente si è sempre schermito sostenendo di non credere al modello banca-assicurazione. Già un anno fa erano circolati insistenti rumor su un possibile takeover della compagnia da parte di Unicredit. Indiscrezioni che avevano innervosito i grandi soci della compagnia, a partire da Francesco Gaetano Caltagirone (6,92%) e Francesco Milleri, numero uno di Delfin (9,93%).
A differenza del passato, oggi Orcel non sembra però interessato al controllo del Leone. L’acquisto del 4,1% viene piuttosto letto come un posizionamento tattico in vista dell’assemblea sul rinnovo del cda a Trieste. La quota potrebbe essere messa a disposizione di uno dei due contendenti in campo per il controllo del nuovo board: da un lato Mediobanca (al 13,1% del Leone) e dall’altro l’asse Caltagirone-Delfin (complessivamente al 16,9%).
In cambio il banchiere romano potrebbe incassare diverse contropartite: finanziarie, grazie alla plusvalenza sulla vendita del pacchetto e, più verosimilmente, politiche nel caso di un appoggio alla cordata Caltagirone-Delfin, la stessa compagine che sta sostenendo il disegno del Mef di creare il terzo polo bancario attraverso l’integrazione fra Mps e Mediobanca.
Secondo fonti qualificate l’alleanza tattica con questa formazione consentirebbe a Orcel di incassare l’autorizzazione golden power. A concederlo deve essere il governo, ma le mosse di Orcel – a cominciare dall’ops lanciata a sorpresa su Banco Bpm – hanno registrato freddezza se non aperta ostilità da parte di vari esponenti della maggioranza. Così non è rimasta inosservata l’assenza di commenti da parte di esponenti governativi sull’ingresso di Unicredit in Generali.
Il golden power potrebbe essere deciso prima dell’assemblea di Generali. Per questo molti leggono la mossa di Orcel come un modo per mettere pressione su Palazzo Chigi, che però potrebbe non sortire effetti visto come è stato accolto in ambiti governativi il nuovo blitz di Piazza Gae Aulenti.
Il risiko finanziario ha invece acceso la borsa, spingendo soprattutto Mps, ieri +1,42% a 6,3 euro in controtendenza a un indice Ftse Mib in calo dello 0,7%. Mediobanca è invece scesa dello 0,8% a 15,7 euro. Con questi nuovi valori si riduce la forbice tra la capitalizzazione di Piazzetta Cuccia e il prezzo in azioni offerto da Mps: lo sconto si è ridotto dal -10,4% della scorsa settimana al -7,7% di ieri. Generali invece è salita dello 0,3% a 30,73 euro, mentre Unicredit è scesa dello 0,7% a 44,1 euro.
A salutare le mosse di Orcel è stato il ceo delle Generali Philippe Donnet: alla luce dei risultati conseguiti dal Leone e di un nuovo piano che «è molto promettente e preannuncia molta remunerazione» per i soci «non sono sorpreso che investitori istituzionali abbiano l'appetito per unirsi a noi», ha dichiarato ieri a Bloomberg Tv.
Oggi gli occhi del mercato saranno puntati su Carlo Messina. Il ceo di Intesa Sanpaolo potrebbe commentare le mosse dei competitor nell’ambito della presentazione dei risultati di bilancio, pur ribadendo la scelta di non intraprendere operazioni straordinarie. Almeno fino al rinnovo del cda previsto per il prossimo 29 aprile. (riproduzione riservata)