Andrea Orcel, ceo di Unicredit, inizia a chiudere il cerchio politico in Germania. Per la prima volta il cancelliere tedesco Friedrich Merz smorza i toni sul dossier Commerzbank e chiarisce che Berlino non intende ostacolare in linea di principio l'operazione del numero uno di Piazza Gae Aulenti. «Non stiamo impedendo questa fusione e non abbiamo mai cercato di farlo», ha affermato durante la conferenza stampa estiva, precisando però che il governo non approva «il modo in cui Commerzbank è stata avvicinata» dalla banca italiana.
Merz ha detto di essere d'accordo sul fatto che l'Europa ha bisogno di grandi banche competitive e che gli azionisti decidono la struttura di proprietà di un'azienda, non il governo, ma vuole chiedere informazioni sul modello di business perché Commerzbank svolge un ruolo importante nel finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche.
Le parole di Merz segnano un cambio di tono dopo mesi di forti resistenze politiche e arrivano mentre Unicredit, grazie alle adesioni all'offerta e alle posizioni in derivati, può contare su una partecipazione potenziale di poco inferiore al 48% del capitale dell'istituto tedesco, ma che considerando anche la cancellazione delle azioni proprie post buyback sale a quasi il 50%. Una quota che, una volta ottenute le autorizzazioni regolamentari, potrebbe consentire al gruppo italiano di esercitare un'influenza determinante sulla governance della banca.
Il cancelliere ha ribadito che saranno gli azionisti, e non il governo, a decidere l'assetto proprietario di Commerzbank, pur sottolineando l'importanza strategica dell'istituto nel finanziamento del Mittelstand tedesco. Berlino, che mantiene ancora oltre il 12% del capitale come eredità del salvataggio pubblico del secondo gruppo teutonico durante la crisi finanziaria del 2009, non ha aderito all'offerta di Unicredit ma, ha osservato Merz, «una parte significativa» degli altri investitori ha fatto una scelta diversa. Dal canto suo, Unicredit continua a puntare su un confronto diretto con il governo tedesco per affrontarne le preoccupazioni e trovare una soluzione condivisa.
E le parole di Merz lasciano anche intendere che Berlino potrebbe ora puntare a ottenere dalla banca italiana, in funzione del 12% di Commerz in portafoglio allo Stato tedesco, garanzie sul finanziamento delle pmi tedesche e impegni sull’occupazione e sul mantenimento dei principali centri operativi, aspetti che stanno a cuore alla cancelleria.
Secondo fonti vicine al dossier, Piazza Gae Aulenti resta convinta della validità del progetto industriale per Commerzbank, che darebbe vita alla più grande operazione bancaria europea degli ultimi vent'anni e rafforzerebbe in modo decisivo la presenza del gruppo italiano in Germania. Resta ora da ottenere il via libera della Bce per superare la soglia del 30% del capitale detenuto direttamente, passaggio che Orcel ha indicato come possibile nell'arco di tre-sei mesi. (riproduzione riservata)