Banco Bpm non andrà a Unicredit a questi valori. Così ieri il banker di un grande gruppo finanziario americano commentava l’ops lanciata da Andrea Orcel su Piazza Meda.
Il professionista si riferiva al basso livello di premio messo sul piatto ovvero solo lo 0,5% in più rispetto alla chiusura del 22 novembre (con un prezzo implicito per azione di 6,66 euro) e il 15% in più rispetto al valore cosiddetto «undisturbed» del 6 novembre, dunque prima dell’opa su Anima.
Un’offerta pubblica quasi senza premio è un’anomalia per il mercato italiano. Solo per fare qualche esempio, nel febbraio 2020 Intesa Sanpaolo mise sul piatto una maggiorazione del prezzo del 27,6% per Ubi Banca, con un rilancio ulteriore durante il periodo di adesione prevedendo l'aggiunta di una componente in contanti.
Qualche mese dopo il Crédit Agricole offrì un premio del 21,4% per il Credito Valtellinese; anche in quel caso il prezzo fu corretto al rialzo per vincere le resistenze degli azionisti più ritrosi della ex popolare lombarda.
Nel 2021 infine la Ion di Andrea Pignataro portò addirittura la percentuale al 34,9% per prendersi il servicer di crediti deteriorati Cerved.
L’unica eccezione alla regola si è registrata nelle ultime settimane con l’opa del Banco su Anima (per la quale ieri è stato depositato in Consob il documento di registrazione): per la sgr milanese guidata da Alessandro Melzi D’Eril Piazza Meda ha offerto appena l’8,5%.
In questo contesto gli analisti hanno cominciato a fare una doppia riflessione: in primo luogo se la combinazione di Unicredit e Banco Bpm ha un senso industriale e, in caso positivo, quale potrebbe essere il prezzo giusto per Banco Bpm.
Detto in altro modo: quanto dovrebbe rilanciare ora Unicredit, magari aggiungendo una parte in contanti per invogliare gli azionisti?
All’indomani della proposta gli analisti di Equita hanno parlato di una bella operazione industriale sottolineando però che l’azione Banco Bpm vale almeno 7,6 euro.
Gli specialisti di Kbw hanno notato dal canto loro che l’opa lanciata a inizio mese da Banco Bpm su Anima può far crescere del 10% l’utile per azione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna.
S&P Global Ratings ha sottolineato poi che «l'accordo ha senso per Unicredit dal momento che rafforzerebbe la sua posizione in Italia e in particolare nella parte settentrionale più ricca del Paese, dove la banca è sottorappresentata. Il gruppo combinato che verrebbe a nascere deterrebbe il 15% del mercato dei prestiti e il 14% di quello dei depositi in Italia, riducendo il divario con il Intesa Sanpaolo, e servirebbe 11 milioni di clienti».
Ieri sul tema si sono soffermati gli analisti di Barclays. Perché il premio è così basso? Secondo i broker, le ragioni possibili sono due: la prima è tenersi le mani libere per un possibile rilancio come fece appunto Intesa Sanpaolo con Ubi.
In secondo luogo, notano gli analisti, Unicredit ha sottolineato che la copertura degli npl del Banco è inferiore alla propria, «con la conseguenza che l’utile per azione potrebbe soffrire di più nei prossimi anni».
E qui Barclays nota che il consenso Bloomberg prevede margini di interesse in calo del 7% nel 2025 e del 3% nel 2026 per il Banco. In altre parole, «il basso premio potrebbe riconoscere un buon valore nelle sinergie ma anche una base di partenza inferiore negli obiettivi di utile».
Secondo Barclays, il Banco da solo, senza Anima, vale 8,5 euro per azione. Gli analisti provano a fare una simulazione alzando il premio al 24% per un esborso ulteriore di 2,35 miliardi e per un valore complessivo delle sinergie di 6,3 miliardi di euro. Ipotizzano anche una parte in contanti, che può variare dal 13% al 17%, ma notano che più è alta la componente cash, meno disponibilità può avere Unicredit se volesse ancora muovere in Germania su Commerzbank.
Secondo fonti di MF-Milano Finanza, il mercato si aspetta anche un premio più rotondo; qualcuno parla del 26%. Se queste fossero anche le aspettative dei grandi soci di Banco Bpm, la distanza da colmare per mandare in buca l’operazione sarebbe ampia. Ma, con oltre 10 miliardi di capitale in eccesso a disposizione, il mercato è convinto che Unicredit sia ampiamente in grado di rilanciare. (riproduzione riservata)