Se l’ops su Banco Bpm ha aperto un secondo fronte per Unicredit, il fronte Commerzbank sembra destinato a finire in stand-by per qualche mese. Negli ultimi giorni la fronda contro l’operazione si è rafforzata.
Un gruppo di grandi clienti corporate di Commerz ha incontrato il ceo Bettina Orlopp per chiederle di respingere l'accordo con Unicredit. Secondo Reuters, gli imprenditori avrebbero agitato lo spettro di una ristrutturazione e di un ridimensionamento dell’istituto, suggerendo al top management di difendere l’indipendenza.
Nel dettaglio Ulrich Grillo, amministratore del colosso dell’energia E.On ed ex presidente della Federation of German Industries teme che le decisioni finanziarie chiave siano prese Milano e non più nel quartier generale di Francoforte.
Un altro imprenditore che ha preso parte all’incontro, il venture capitalist Christian Miele, ha dichiarato: «Nessuno nella sala era favorevole». Le proteste degli imprenditori non sono che l’ultima voce contraria arrivata nelle ultime settimane sul progetto UniCommerz. Come riportato sabato 30 da MF-Milano Finanza, una presa di posizione ancora più autorevole è stata quella degli influenti sedici stati regionali tedeschi, che si sono appena espressi congiuntamente contro l'acquisizione di Commerzbank.
In un recente incontro infatti i capi di gabinetto delle cancellerie hanno dichiarato di essere preoccupati per gli sviluppi riguardanti l’istituto tedesco e hanno chiesto al governo federale di Berlino di «usare attivamente la sua influenza per garantire che gli istituti di credito tedeschi continuino a rimanere indipendenti come importanti fornitori di capitale per l’economia tedesca».
Secondo diversi osservatori, il clima si starebbe surriscaldando anche alla luce dell’imminente rinnovo elettorale. Le elezioni si terranno in febbraio e dovrebbero rimescolare in profondità gli equilibri politici all’interno del Parlamento.
In questo nuovo contesto è comprensibile che Unicredit (sempre in attesa del via libera della vigilanza Bce per salire al 29%) rimandi qualsiasi iniziativa alla fine del primo semestre 2025 per concentrarsi sulla partita Banco Bpm. Una tempistica coerente con gli obiettivi di Orcel: la strada sarà lunga anche se «non possiamo essere investitori per sempre senza decidere a un certo punto se essere dentro o fuori, ma non vedo questa decisione presa prima di un anno da ora», aveva annunciato il banchiere già durante la presentazione dei risultati dei nove mesi.
Nei prossimi mesi il focus sarà concentrato sull'ops su Piazza Meda. Entro metà dicembre Unicredit (assistita da Morgan Stanley e dallo studio legale CRCCD) depositerà in Consob il filing sull'offerta e presenterà le domande di autorizzazione a Bankitalia, Bce, Ivass e agli Antitrust italiano ed europeo. Se non ci saranno intoppi questi via libera sono attesti tra aprile e maggio così come l'imprimatur finale della Consob sul prospetto. Una volte incassate tutte le autorizzazioni il periodo di adesione si chiuderà tra maggio e giugno con il sell-out, lo squeeze out e il relativo delisting.
L’annuncio dell’ops però è stato accolto con una levata di scudi dal Banco (supportato dagli storici consulenti Lazard, Citi e Legance) ma anche dal governo, al punto che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è arrivato a minacciare il veto del Golden Power contro un'operazione giudicata come «non corcordata».
Orcel potrebbe giocare la carta del rilancio. Mettendo sul piatto un premio compreso tra il 20 e il 30% con una componente cash, il banchiere allineerebbe l’offerta alle aspettative di mercato e avrebbe buone probabilità di ammorbidire la posizione dei soci Banco Bpm. Con Crédit Agricole poi Orcel (che nelle prossime settimane dovrebbe incontrare il numero uno della banque verte Philippe Brassac) potrebbe poi muovere altre leve oltre a quella del prezzo, mettendo sul piatto un rinnovo della partnership in scadenza nel 2027 con Amundi o un consistente pacchetto di filiali, come nel 2020 Intesa Sanpaolo fece con Bper. Una mossa che neutralizzerebbe anche il rischio di eventuali mosse ostili di Agricole su piazza Meda.
Chiudendo l’operazione Bpm entro il terzo trimestre del 2025, Unicredit potrebbe a quel punto riaprire il dossier Commerz in un quadro politico diverso e potenzialmente più favorevole. E soprattutto con alle spalle un gruppo molto più italiano e in grado quindi di bilanciare ampiamente l’assorbimento di una banca tedesca. Ieri intanto Fitch ha confermato il rating di Unicredit a BBB+ con outlook positivo, dopo l'offerta di scambio su Banco Bpm. (riproduzione riservata)