Entro il 13 di questo mese si prevede il deposito presso la Consob del prospetto dell’ops di Unicredit sul Banco Bpm. Intanto, verrebbero programmati, da parte del vertice dell'Istituto di Piazza Gae Aulenti, i possibili contatti con i principali azionisti del Banco, a cominciare dal Crédit Agricole.
L'aspetto cruciale sarebbe l'attesa di un eventuale rilancio dell’offerta con prezzi e modalità che potrebbero risultare meno distanti di quanto finora sono stati valutati dal consiglio di amministrazione del target. A questa possibile variazione penserebbero probabilmente sia la Banca offerente sia l'ex popolare. Ma il tempo non sembra ancora favorevole. Come accade in tutte le operazioni della specie, è «il dilemma dl prigioniero» che trova applicazione per i calcoli e le previsioni delle parti, anche se in campo vi è un «terzo» che è il governo, il quale si è riservato un esame dell'iniziativa in questione secondo le norme del golden power.
E i risparmiatori in generale? Dal punto di vista complessivo, due aspetti richiedono una riflessione: sempre più si manifesta l’inquadramento dell’ops nella decisa competizione sotto traccia per una posizione forte nel campo del risparmio gestito che sta registrando un significativo sviluppo nel settore. C'è da chiedersi se si stia verificando un mutamento dell’orientamento del banchiere: non più direttamente eforo dell’economia, attraverso l'erogazione del credito a sostegno di famiglie e imprese, come lo aveva rappresentato Schumpeter, ma come innanzitutto impegnato nella valorizzazione del risparmio.
È naturale che poi le due funzioni obiettivo siano collegate tra di loro, ma l’assegnazione della priorità dell'impegno è fondamentale e presenta due facce diverse. Questa possibile trasformazione, che sembrerebbe toccare i rami alti del sistema, pone nuovi problemi sotto i profili funzionale e operativo, delle alleanze, delle partecipazioni e specializzazioni, dello sviluppo dei rapporti tra banche e imprese assicurative e specifici intermediari della gestione del risparmio. Insieme con l'impiego delle nuove tecnologie e, più in particolare, dell'intelligenza artificiale, si aprono nuovi scenari per gli investimenti e la tutela del risparmio, con aspetti positivi e interessanti, ma anche con rischi e contraccolpi da prevenire. Il secondo aspetto riguarda la passata operatività di Unicredit e la conferma che il giudizio sull'operato dei vertici di un istituto di credito, come di altre istituzioni e organi, richiede tempo per la sua validità.
Alla luce degli indirizzi che si sono andati affermando per il risparmio gestito, appaiono sempre più chiari gli errori commessi da Unicredit durante la gestione di Jean-Pierre Mustier, con il dismettere le partecipazioni in Pioneer e Fineco e con il volere un rafforzamento alienando asset strategici. Se si volesse fare il punto sullo stato dell’iniziativa di Unicredit, si dovrebbe parlare di una condizione di attesa, aperta però a vari, non prevedibili sviluppi, anche per la non conoscenza delle possibili misure difensive che Bpm potrebbe adottare. Vi è poi una parte che è alla base di tutto e sulla quale si misurano gli impatti che potrebbero derivare dall’ops: il personale di Bpm, ma anche di Unicredit, su cui, a partire dagli organici del Banco, poco, contraddittoriamente e confusamente si dice. Eppure sarebbe al personale, senza il quale non vi è operatività, che bisognerebbe dare le necessarie certezze. (riproduzione riservata)