Da Piazza Meda, sede di Banco Bpm gli occhi sono puntati su Piazza Affari, sede della borsa, e i segnali che provengono da quella direzione sono accolti con favore: il mercato è con noi, dicono dal fronte della banca sotto ops di Unicredit.
Il titolo del gruppo guidato da Andrea Orcel, da lunedì 25, quando ha lanciato a sorpresa l’offerta pubblica di scambio da 10,1 miliardi, è sceso da 38 a 36 euro. Viceversa, le azioni Banco Bpm sono salite da 6,6 a 7 euro.
Insomma i valori sui quali Orcel ha costruito i concambi, con un premio minimo offerto dello 0,5% (a 6,65 euro per azione) sulla chiusura di venerdì 22, stanno divaricandosi. Questo accentua il malumore tra i soci forti dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, come le fondazioni e le Casse.
«Alle attuali condizioni non vediamo ragioni per consegnare le azioni senza un premio per lo meno allineato alle ultime ops bancarie», spiega a MF-Milano Finanza il presidente di una fondazione azionista di Banco Bpm. «Se le condizioni cambiassero, saremmo disponibili a rivedere questa posizione».
Se al muso duro dei soci si unisce l’opposizione esplicita del governo e della Lega, con Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che faranno valere le prerogative del golden power quantomeno per rallentare l’iter dell’ops, si capisce come presso il fortino assediato si stiano affilando le armi di difesa contro un’offerta considerata ostile in quanto «non concordata» e che «non riflette in alcun modo la redditività» del gruppo.
Se il governo può porre dei paletti operativi, come il flusso di impieghi in Italia o i livelli occupazionali, le mosse di Banco Bpm passano inevitabilmente per l’assemblea straordinaria, essendo il cda ingessato nella sua operatività dalla passivity rule.
Legali e advisor stanno studiando la forma che le contromisure potrebbero prendere. C’è un’arma che Castagna ha in mano: l’opa su Anima. I soci di Banco Bpm potrebbero essere convocati per alzare il prezzo dell’offerta, ora fissata a 6,20 euro per azione con un premio di appena l’8,5%. È anche vero che l’assenza di modifiche all’opa su Anima è tra le condizioni di efficacia dell’ops di Unicredit. Ma a Orcel comunque la mossa sull’asset manager piace: «Penso che sia una buona transazione», ha detto lunedì.
In caso di convocazione di un’assemblea straordinaria, secondo fonti a conoscenza del dossier, i legali starebbero studiando la possibilità che all’ordine del giorno vengano portate altre proposte. All’esame ci sono modifiche del perimetro di Bpm come cessioni di immobili o di partecipazioni, e la distribuzione di un dividendo straordinario. C’è chi non esclude una fusione amichevole con Mps, che però viene giudicata molto difficile.
Tutto questo per stanare Orcel e spingerlo ad alzare l’offerta, che molti analisti hanno considerato poco più che un prezzo-civetta. Non è comunque ancora chiaro se mosse di questo tipo siano effettivamente presentabili ai soci: Unicredit potrebbe opporsi a delibere che vadano oltre il rilancio su Anima, consentito in quanto operazione già avviata. E comunque alcune potrebbero necessitare anche del via libera della Bce.
La speranza nel fronte Banco Bpm è che il mercato e la resistenza dei soci spingano Unicredit a un rilancio anche sopra il 10-20% in più stimato dagli analisti, e in contanti. Un rialzo che però potrebbe incidere sulla politica di remunerazione di Unicredit, penalizzandone ulteriormente il titolo. Dopo l’assalto iniziale, le manovre sul terreno sono appena iniziate. (riproduzione riservata)