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Unicredit/Banco Bpm, difficile replicare alla lettera Ue che contesta il golden power
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Unicredit/Banco Bpm, difficile replicare alla lettera Ue che contesta il golden power

di Marcello Clarich (Ordinario di diritto amministrativo Sapienza Università di Roma)
17 luglio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2025, 20:39

Secondo la Commissione europea sussiste «un ragionevole dubbio» sul fatto che il provvedimento del governo e gli obblighi imposti «mirino effettivamente a tutelare la pubblica sicurezza»

Non sarà facile per il governo italiano replicare alla lettera della Commissione europea del 16 luglio che contesta la violazione del diritto europeo nell’applicazione del golden power all’operazione UniCredit/Banco Bpm. E questo nonostante il mezzo assist fornito dal Tar del Lazio, che ha ritenuto in gran parte legittimo il provvedimento del Governo (sentenza n.13748/2025).

Il parere del Tar

Secondo il Tar l’esercizio del golden power con riguardo a una concentrazione bancaria può essere giustificato in linea di principio da ragioni di sicurezza economica. Quest’ultima va considerata come una sottospecie del genere sicurezza pubblica e sicurezza nazionale, cioè delle finalità che stanno alla base della normativa in materia.

Infatti l’ambito dei poteri speciali è stato ampliato più volte in questi anni fino a includere l’infrastruttura finanziaria e altri settori che comportano la necessità «di effettuare anche verifiche di carattere economico/finanziario». Queste possono riguardare assets come, per esempio, l’erogazione del credito verso settori e/o bacini di utenza e più in generale l’interesse alla tutela del risparmio nazionale.

Il regolamento di Bruxelles 

Di altro avviso è la Commissione europea secondo la quale sussiste «un ragionevole dubbio» sul fatto che il provvedimento del governo e gli obblighi imposti «mirino effettivamente a tutelare la pubblica sicurezza». In presenza di questo interesse pubblico, secondo il Regolamento (CE) n. 139/2004 in materia di concentrazioni gli Stati membri «possono adottare opportuni provvedimenti». Al di fuori di questa e poche altre eccezioni, gli Stati membri sono tenuti a notificare preventivamente ogni provvedimento alla Commissione che poi valuta se esso è giustificato da altri interessi pubblici ritenuti rilevanti (art. 21, par. 4).

In linea con quanto ritenuto dal Tar del Lazio, il governo ha assunto invece la decisione senza alcuna notifica preventiva e ciò viene contestato nella lettera del 16 luglio.

Infatti, secondo la Commissione, quella di pubblica sicurezza è una nozione che la giurisprudenza europea interpreta in modo restrittivo. Essa può essere invocata «solo in caso di minaccia effettiva e sufficientemente grave a un interesse fondamentale della società» e non sono sufficienti considerazioni puramente economiche (sentenza Campus Oil Limited del 10 luglio 1984 in C-72/84). Lo Stato ha l’onere di provare tale minaccia, nonché la proporzionalità e l’adeguatezza della misura.

Possibile violazione delle regole comunitarie

La lettera sottolinea che UniCredit opera da molti anni in Italia e nessuna autorità italiana ha mai sollevato preoccupazioni in materia di sicurezza pubblica in relazione all’attività svolta. Al contrario, «vi sono forti elementi che indicano la buona reputazione di UniCredit in Italia». Né l’acquisizione di Bpm comporterebbe un rischio maggiore per la pubblica sicurezza rispetto all’attuale azionariato di quest’ultima. Non rileva neppure il fatto che gli azionisti di UniCredit abbiano sede in paesi terzi, in quanto nessuno di essi esercita un’influenza significativa sulla banca.

La lettera critica le singole prescrizioni imposte dal governo. Così, in particolare, l’obbligo di Anima di mantenere titoli di emittenti italiani non è giustificato, in quanto questi ultimi potrebbero rivolgersi «a un’ampia gamma di gestori di attivi alternativi consolidati» (come Generali Investments, Eurizon Capital, Azimut Holding, ecc.).

La lettera contesta anche la violazione del principio di libera circolazione dei capitali. Infatti, stante l’incertezza degli scenari, gli azionisti di Bpm potrebbero decidere di non acquisire una partecipazione in UniCredit aderendo all’offerta di scambio.

Un’altra violazione del diritto europeo riguarda l’interferenza con la competenza esclusiva della Banca centrale europea a valutare sotto il profilo della sana e prudente gestione l’acquisizione di partecipazioni bancarie che superino certe soglie. Alcune misure previste dal governo «di fatto impongono requisiti di natura prudenziale» e «limitano gravemente la libertà d’impresa». UniCredit verrà così condizionata nella sua capacità di soddisfare i requisiti patrimoniali, di liquidità e di altro tipo.

Golden Power sotto esame

Peraltro, anche secondo il Tar del Lazio i poteri del golden power non possono intaccare le competenze di altre autorità di regolazione e la sentenza sottolinea che la Commissione europea aveva approvato il 19 giugno il progetto di acquisizione di Banco Bpm da parte di UniCredit.

A questo punto, entro venti giorni il governo può presentare osservazioni, che però non potranno basarsi solo sulla sentenza del Tar. Se non saranno ritenute convincenti, la Commissione potrebbe ordinare la revoca del provvedimento di applicazione del golden power. Si tratta di uno scenario, per quanto possibile da evitare, che non gioverebbe all’immagine del Paese. (riproduzione riservata)



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