La maggioranza di governo minaccia l’esercizio del golden power per ostacolare l’operazione Unicredit-Banco Bpm e il vice premier Matteo Salvini arriva perfino a contestare l'italianità di piazza Gae Aulenti.
Ma la narrativa del ceo Andrea Orcel è molto diversa. Se convincerà le istituzioni e soprattutto il mercato, l’ops lanciata lunedì potrebbe aumentare il radicamento di Unicredit sul mercato tricolore, incrementando la market share specie nelle regioni più ricche.
Rafforzandosi in Italia il banchiere romano manterrebbe la promessa fatta agli azionisti storici al momento della sua designazione nel 2021: rilanciare le attività tricolori di Unicredit dopo anni di debolezza e di sovraesposizione sui mercati esteri.
Un messaggio che era molto piaciuto soprattutto alle fondazioni azioniste (Cariverona e, in seconda battuta, Crt) e a Leonardo Del Vecchio, sostenitori della candidatura di Orcel. L’operazione su Banco Bpm va in questa direzione e per questo motivo l’istituto di Giuseppe Castagna è da anni nel mirino di Orcel.
In termini di prestiti, dopo l’acquisto di Banco Bpm la quota di mercato in Italia per Unicredit salirebbe dal 9 al 15%. Un balzo analogo si registrerebbe nei depositi, che passerebbero dal 9% al 14%. In entrambi gli ambiti piazza Gae Aulenti si posizionerebbe ancora al secondo posto nel sistema bancario italiano alle spalle di Intesa Sanpaolo, ma rafforzerebbe notevolmente il proprio ruolo.
Non solo. La complementarità delle reti commerciali può aumentare la presenza nelle regioni italiane più ricche. Banco Bpm è più presente in Lombardia e Liguria, mentre Unicredit è ben radicata in Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.
Le slide presentate lunedì 25 al mercato spiegano anche che la combinazione consentirebbe al gruppo di avere una presenza di primo piano nelle regioni più ricche e orientate all’export, che coprono oltre il 50% del pil italiano.
Inoltre con l’operazione, ha spiegato sempre il ceo, non verrebbe stabilita alcuna posizione dominante visto che solo nel 10% circa delle province italiane il nuovo gruppo avrebbe una potenziale quota di mercato in eccesso, cioè più del 25% dell’offerta bancaria locale. Il caso più rilevante, in base ai numeri presentati, sarebbe in Sicilia, dove la combinazione Unicredit-Bpm avrebbe una market share del 27%.
Per quanto riguarda il conto economico pro-forma, i ricavi dovrebbero salire da 8,6 a 13 miliardi con un balzo quindi superiore al 50%, analogo a quello che registrerebbe l’utile netto adjusted.
Se insomma l’azionariato di piazza Gae Aulenti resterà internazionale, con BlackRock, Allianz a Vanguard come primi soci, l’ops dovrebbe ribilanciare l’esposizione geografica di Unicredit e farne una banca più italiana per clientela e attività. Un messaggio su cui Orcel ha insistito molto. Il sottotesto è che essere più forte in Italia consentirebbe al gruppo di digerire Commerzbank senza sbilanciarsi eccessivamente sul mercato tedesco. (riproduzione riservata)