Unicredit blocca Commerzbank e si tiene aperta la possibilità di un’aggregazione dopo l’ops su Banco Bpm. Questo è l’effetto dell’aumento della partecipazione potenziale nella banca tedesca dal 21 al 28%, annunciato ieri da Piazza Gae Aulenti la cui quota diretta rimane ferma al 9,5% del capitale.
Si tratta di un nuovo colpo di scena che il ceo Andrea Orcel ha riservato al mercato dopo il blitz su Francoforte di settembre e l’ops sul Banco lanciata il 24 novembre. La partecipazione sarebbe stata aumentata grazie ai buoni servizi di banche americane (si fanno i nomi di Bofa e di Jefferies) attraverso total return swap??????, derivati che permettono di scambiare un flusso di rendimenti con il pagamento periodo di un interesse.
«Per Unicredit si è trattato di una mossa opportunistica: il prezzo dei derivati per quello specifico pacchetto era particolarmente conveniente e dunque la banca ha aperto la posizione», spiega una fonte di mercato. Le considerazioni strettamente finanziarie non sono state però le sole a orientare le scelte di Orcel.
Con la conversione in azioni e qualche ulteriore acquisto sul mercato la banca italiana avrà in mano quasi il 29,9% di Commerzbank, una partecipazione sufficiente per esercitare un controllo di fatto. La quota sarà infatti più che sufficiente per determinare l’esito delle assemblee straordinarie (dove la maggioranza qualificata in Germania è stabilita al 75%) e porre il veto su tutte operazioni non gradite, a partire da eventuali aggregazioni. L’effetto sarà insomma quello di bloccare la potenziale preda in vista del potenziale lancio di un’offerta pubblica.
Prima però la Vigilanza della Bce dovrà autorizzare la salita al 29,9%. Per due mesi l’istruttoria è stata gestita dalla Bafin che nelle scorse settimane avrebbe completato la raccolta del filing e lo avrebbe trasmesso all’Eurotower.
Da ora scatta dunque il periodo di 60 giorni lavorativi (prorogabile di ulteriori 30 giorni) entro il quale Bce potrà dire sì alla scalata. Il verdetto è atteso entro metà marzo. A disciplinare la materia è la direttiva Crd IV del 2013 che pone diversi paletti agli istituti. In primo luogo il consiglio di vigilanza valuta la reputazione della banca compratrice in termini di affidabilità e competenza, concentrandosi sul suo track record nell'industria finanziaria.
Un altro aspetto monitorato con grande attenzione è la solidità: la banca compratrice deve essere finanziariamente robusta e in grado di supportare l'istituto target nel futuro prossimo senza squilibri o situazioni di tensione. Particolare attenzione viene dedicata anche al progetto industriale del compratore che alla domanda deve includere un piano di sviluppo, con informazioni di dettaglio sugli scopi strategici della scalata.
A un certo punto l’iter autorizzativo viaggerà in parallelo a quello per l’ops che Unicredit ha lanciato sul Banco e che, dopo l’analisi preliminare di Bankitalia, passerà tra gennaio e febbraio al vaglio della Bce. «Non ricordo altre operazioni di questa rilevanza presentate in contemporanea alla Vigilanza dallo stesso intermediario. Sarà interessante vedere se questa circostanza condizionerà le scelte di Francoforte», spiega una fonte.
Se tutto procederà senza intoppi, in primavera Unicredit avrà in mano il 29,9% di Commerz proprio mentre l’ops su Banco Bpm dovrebbe arrivare alle battute conclusive. Cosa farà a quel punto Orcel? L’ipotesi più avvalorata è che, dopo la conclusione dell’offerta su Piazza Meda e il relativo rafforzamento delle attività italiane del gruppo, il banchiere romano rivolga la propria attenzione sull’istituto di Francoforte.
Gli analisti scommettono sul lancio di un’offerta pubblica dopo l’estate, in modo da completare la doppia aggregazione entro il 2026, penultimo anno di mandato per Orcel. Non mancano però le incognite, a partire da quelle politiche, visto che il governo tedesco uscente resta molto critico sull’ipotesi di un’aggregazione. Ancora ieri il vice portavoce dell’esecutivo, Wolfgang Buechner, attaccava: «l'approccio di Unicredit non è coordinato e non è amichevole».
Qualcuno ipotizza che Berlino possa ostacolare l’operazione appellandosi ai finanziamenti fatti da Commerz al settore militare e alla presenza di investitori extra-Ue nell’azionariato di Unicredit. Si vedrà se il governo che sarà eletto il prossimo 23 febbraio sarà sempre di questo avviso. (riproduzione riservata)