Macroscenaristica. A fine 2023 augurai su queste pagine buon 2026 perché il vettore probabilistico dello scenario elaborato dal mio gruppo di ricerca indicava un biennio 2024-25 di forte metastabilità da cui avrebbe potuto derivare una fluttuazione catastrofica o ristabilizzante.
Ai colleghi, in particolare del mondo finanziario, che hanno chiesto opinioni anticipative sull’esito del 2026 ora mi sento in grado di poter ipotizzare che abbiamo da poco toccato il picco della metastabilità e che la fluttuazione si sta spostando verso una ristabilizzazione relativa del sistema globale, probabilità 75% nel simulatore De Finetti creato dal mio think tank.
Tale stabilizzazione relativa non sarà pace, ma avrà la forma di un conflitto tra America e Cina, una seconda Guerra fredda, sotto la soglia sia bellica sia di un blocco troppo forte dei flussi commerciali.
E in tale nuova Guerra fredda ambedue le potenze principali cercheranno «carte da gioco» - in gergo trumpiano - che permettano loro la superiorità utile per la deterrenza reciproca. Sarà un gioco dinamico.
I ricercatori statunitensi del mio gruppo - più abituati di quelli europei, eccetto i britannici, alle strategie di superiorità - hanno suggerito di lanciare una molteplicità di programmi analitici settoriali denominati pax (power acquisition multiplier) numerati 1,2,3, ecc., perché ritenuti una mesoscenaristica multidominio fattorializzata più utile alle analisi micro di investimento degli attori di mercato.
Riclassificati come pax 2a i progetti di superiorità militare (eso, air, endo e sub) e pax 2b quelli sulla robotica (per inciso, pax 3 quelli della guerra cognitiva via tecniche condizionanti) c’è stato consenso sul definire pax 1 di massima priorità la ricerca per costruire una capacità autonoma dell’alleanza americocentrica o G7+ nel settore delle terre rare la cui scarsità o condizionalità cinese potrebbe compromettere i programmi pax 2a e 2b. Tale attenzione e classificazione trova corrispondenza nella recente revisione delle priorità strategiche a livello G7. La si potrebbe chiamare minstrat, strategia mineraria.
L’America sta aumentando la pressione per il dominio dei minerali critici del Sudamerica, corteggia l’Australia, cerca la convergenza del Giappone (che da tempo ha anche un programma minerario futuro esospaziale), esplora un modo non aggressivo per poter sfruttare la Groenlandia e più aggressivo il Canada.
L’Ue sta valutando il notevole potenziale nel suo territorio, ma limitato dalla difficoltà di distruggere ecosistemi per l’estrazione. La Cina stringerà la presa sulla Russia, una cuccagna mineraria, e cercherà di penetrare di più l’Afghanistan nonché l’Africa. Su questo fronte diviene importante la proiezione italiana e Roma avrebbe un vantaggio.
In generale, la prima stima è che ci vorranno circa sette anni per realizzare in scala sufficiente il minstrat G7+ detto sopra. Nel frattempo saranno necessari compromessi con la Cina. E un programma esominerario. (riproduzione riservata)