L'Unione europea ha avviato un'indagine formale su Meta, a causa delle crescenti preoccupazioni riguardo alla gestione della disinformazione sulla piattaforma, soprattutto proveniente dalla Russia e da altri paesi. Dalla Ue temono che Meta potrebbe aver violato il Digital services act (Dsa) e che i controlli dei contenuti di Meta non siano sufficienti per arginare la diffusione della pubblicità politica, che potrebbe influenzare il processo elettorale. I funzionari europei temono anche che le presunte violazioni riguardano le politiche e le pratiche di Meta relative alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi, campagne di disinformazione e comportamenti coordinati non autentici nell'Ue.
Il Digital Servive Act obbliga le piattaforme a rende note quali misure stiano adottando per il contrasto alla disinformazione o la propaganda. E se Meta venisse colta in netta violazione, potrebbe essere multata fino al 6% del suo fatturato annuale globale. La Commissione Ue avrebbe deciso di aprire il fascicolo dopo una relazione inviata da Meta a settembre, riguardo alla gestione dei rischi della disinformazione sulle sue piattaforma. Ora l'indagine valuterà se il modo in cui Facebook e Instagram posizionano i contenuti politici sui loro feed (una sequenza di contenuti che può essere consultata scorrendo la pagina) sia conforme alla legge.
In sintesi, la Commissione Europea ha avviato un procedimento nei confronti di Meta riguardo a diverse questioni. Queste includono la mancanza di un efficace strumento di monitoraggio civico ed elettorale in tempo reale da parte di terze parti prima delle elezioni al Parlamento europeo. Inoltre, sospetta che il meccanismo di segnalazione dei contenuti illegali ("Notice-and-Action"), così come i meccanismi di ricorso e reclamo degli utenti, non siano conformi ai requisiti legali sui servizi digitali. Ci sono anche preoccupazioni riguardo alla disponibilità dei dati pubblici ai ricercatori da parte di Meta. Questo procedimento si basa su un'analisi preliminare del rapporto di valutazione del rischio inviato da Meta nel settembre 2023, sulle risposte alle richieste di informazioni della Commissione, sulle relazioni pubbliche accessibili e sull'analisi della Commissione stessa.
Gli investigatori si focalizzeranno sull’uso e l’accesso a CrowTangle, uno strumento sui dati statistici pubblici di Facebook che rende semplice seguire, analizzare e fornire report su ciò che avviene relativamente ai contenuti pubblici sui social media. Esporranno inoltre le loro preoccupazioni riguardo all’aiuto che Meta fornisce ai giornalisti nel verificare i fatti e le notizie.
«Abbiamo un processo consolidato per identificare e mitigare i rischi sulle nostre piattaforme», ha detto Meta. «Non vediamo l'ora di continuare la nostra cooperazione con la Commissione Europea e di fornire loro ulteriori dettagli su questo lavoro».
«Questa Commissione ha creato mezzi per proteggere i cittadini europei dalla disinformazione mirata e dalla manipolazione da parte di Paesi terzi. Se sospettiamo una violazione delle regole, agiamo. Questo è vero in ogni momento, ma soprattutto in tempi delle elezioni democratiche», commenta la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. «Le grandi piattaforme digitali devono rispettare i propri obblighi e investire risorse sufficienti in questo ambito e la decisione di oggi dimostra che prendiamo sul serio il rispetto delle nostre democrazie è una battaglia comune con i nostri Stati membri. Oggi a Praga voglio ringraziare il premier Petr Fiala per il suo ruolo attivo nel sollevare la questione a livello europeo, nonchè per l'attivazione da parte del Belgio del meccanismo di emergenza per lo scambio di informazioni tra gli Stati membri», aggiunge.
L'indagine su Meta segue un'altra inchiesta su X, in relazione a contenuti violenti e terroristici diffusi dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre contro Israele. Ma già durante la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti, ci sono stati dibattiti riguardanti la diffusione di fake news e propaganda politica attraverso le piattaforme digitali, inclusi i servizi offerti da Facebook e X (allora Twitter). Alcuni ritenevano che la piattaforma di Zuckerberg non facesse abbastanza per contrastare la diffusione di false notizie e di incentivare la propaganda, durante le elezioni presidenziali del 2016 e del 2020. Queste preoccupazioni hanno portato a richieste di maggiore regolamentazione e trasparenza riguardo alle modalità con cui le piattaforme digitali gestiscono il contenuto politico. (riproduzione riservata)