Negli ultimi anni l’Unione europea ha compiuto dei passi importanti «guardando al futuro e alle responsabilità verso le nuove generazioni, a partire dalla lotta contro l’emergenza climatica». Certo non abbiamo ancora l’Europa del Manifesto di Ventotene ma il «Pd vuole a lavorare in questa direzione, perseguendo un’Ue libera e unita, perché per le grandi sfide del futuro bisogna mettere in comune competenze e risorse», a partire dal conflitto in Ucraina. Queste le parole della segretaria dem, Elly Schlein, a Ventotene, dopo aver reso omaggio alla tomba di Altiero Spinelli.
Al contrario «l’Europa che ha in testa Giorgia Meloni non è l'Europa dei popoli, ma dei veti nazionali». Ma se tutti fanno valere solo il loro interesse nazionale non si salva nessuno in Europa perché, spiega Schlein, «nell'ipocrisia di usare la stessa retorica di odio, muri e intolleranza non gli interessa trovare soluzioni ai problemi degli italiani e degli europei ma hanno qualcosa di meglio: un capro espiatorio, un nemico al giorno, che sia il diverso, la comunità Lgbtqi+, le donne troppo emancipate, le politiche ecologiste». Si deve invece trovare un equilibrio che rappresenti un interesse comune per garantire un futuro al progetto europeo, sempre più centrale in un mondo in continuo cambiamento.
Qualcosa però si muove e i nazionalisti europei nell’Ue mostrano i primi segnali di defaillance. Ne sono un esempio eclatante le tensioni nella maggioranza di governo europea, in particolare le polemiche tra Tajani e Salvini su Le Pen e soprattutto il fallimento del tentativo di mediazione di Meloni con Ungheria e Polonia sulla questione migratoria, riporta Schlein.
La segretaria del Pd infine condivide una sua preoccupazione: l’esecutivo Meloni rischia di far perdere all’Italia (ma anche all’Europa di riflesso) un’opportunità unica e irripetibile di usare i fondi di coesione e del Pnrr per lavorare su una maggiore inclusione sociale e territoriale.
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