TikTok dovrà pagare una multa da 530 milioni di euro per aver inviato illegalmente i dati degli utenti europei in Cina violando le norme dell’Unione Europea. È questo l’esito di un’indagine condotta dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati (Dpc) sulla gestione delle informazioni degli user europei in Cina, da parte della casa madre di TikTok, ByteDance.
La società proprietaria dell’app social di video «non è riuscita a verificare, garantire e dimostrare che i dati personali degli utenti europei, a cui il personale in Cina accedeva da remoto, ricevessero un livello di protezione sostanzialmente equivalente a quello garantito all’interno dell’Ue».
La decisione, presa dai Commissari per la protezione dei dati, Des Hogan e Dale Sunderland, e notificata alla società cinese, rileva che TikTok ha violato il Gdpr «in merito ai trasferimenti di dati degli utenti See alla Cina e ai requisiti di trasparenza».
Una decisione che, oltre a una sanzioni amministrative per 530 milioni, impone a TikTok di «adeguare il trattamento dei dati entro 6 mesi» e altresì «un ordine di sospensione dei trasferimenti alla Cina qualora il trattamento dei dati non venga adeguato entro tale termine».
La sanzione è la terza più elevata mai comminata per violazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) dell’Ue. Avendo TikTok la sua sede centrale in Irlanda, il Dpc irlandese è l’autorità principale responsabile dell’applicazione delle norme europee.
Per anni TikTok ha affermato di non archiviare dati di utenti europei o americani su server in Cina, ma ad aprile ha informato l’autorità di regolamentazione di aver scoperto a febbraio che «dati limitati degli utenti See» erano stati in realtà archiviati in Cina.
Il vice commissario del Dpc irlandese Graham Doyle ha affermato che l’autorità di regolamentazione sta prendendo questa scoperta «molto seriamente» e, sebbene TikTok abbia affermato di aver cancellato i dati dai server cinesi, sta valutando «quali ulteriori azioni normative potrebbero essere giustificate».
TikTok, di tutta risposta, contesta le affermazioni del regolatore irlandese. La società ha intenzione di presentare ricorso, impugnando «integralmente» la decisione della Dpc irlandese, si legge nella replica a cura di Christine Grahn, head of public policy & government relations per l’Europa.
L’azienda, oramai «profondamente integrato nell’economia europea con 175 milioni di utenti e oltre 6 mila dipendenti» nel blocco, si è detta «delusa per essere stata l’unica destinataria del provvedimento, nonostante operiamo rispettando lo stesso meccanismo legale (le clausole contrattuali tipo) utilizzato da migliaia di altre aziende». Inoltre, da TikTok fanno notare che «solo 15 Paesi possiedono accordi di adeguatezza con l’Ue, intese che permettono flussi di dati transfrontalieri liberi e sicuri».
Ma il punto più importante, sottolineato da Grahn nella nota, è che «la decisione (dell’Autorità, ndr) non prende in considerazione il Progetto Clover, la nostra iniziativa leader nel settore della sicurezza dei dati, del valore di 12 miliardi di euro, che include alcune delle protezioni dei dati più rigorose al mondo».
Il gruppo si difende osservando che l’infrazione riguarda «un periodo specifico precedente all’implementazione di Clover nel 2023» e non tiene conto delle «misure di sicurezza attualmente in vigore». A sua volta, la società cinese, accusa il regolatore di aver «riportato nel suo rapporto ciò che TikTok ha sempre affermato: non ha mai ricevuto richieste di dati di utenti europei da parte delle autorità cinesi e non ha mai fornito loro dati di utenti europei». (riproduzione riservata)