Prende forma la tassa europea sugli extraprofitti delle aziende energetiche. E lo fa con un emendamento del M5S al discarico del bilancio della Commissione, che sarà votato a fine aprile dal Parlamento Europeo.
«Avevamo sollevato il tema già al Tax Symposium di marzo, insieme al premio nobel Joseph Stiglitz, perché ci siamo accorti che l’impatto della guerra in Iran non sarebbe stato passeggero. Da allora non è stato fatto nulla, così abbiamo deciso di accelerare con una proposta che, se approvata, costringerà la Commissione ad agire», spiega Pasquale Tridico (M5S), presidente della sottocommissione alle Questioni Fiscali del Parlamento Europeo.
«Lo schema che abbiamo in mente ricalca in parte quello già sperimentato nel 2022, dopo la crisi provocata dall’invasione russa dell’Ucraina. E pensiamo che la nuova tassa, per come è disegnata, sarà più efficace».
Domanda. Come funzionerà?
Risposta. Vogliamo imporre un’aliquota del 50% sugli utili incassati nel 2026 dalle società petrolifere e del gas, colpendo però solo quelli che eccedono la media degli ultimi tre anni. Questi profitti sono in gran parte viziati dalla speculazione, quindi meritano di essere tassati.
D. Chi dovrà pagare?
R. Dovranno contribuire tutte le imprese del settore basate in Europa. Anche quelle americane o con sede legale in altri continenti perché ognuna è avvantaggiata ingiustamente dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
D. Quanto ricaverà l’Ue?
R. Secondo le nostre stime, se il petrolio resterà per un anno sui 100 dollari al barile, queste aziende incasseranno circa 146 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi. Significa che l’Ue, con la nuova tassa, raccoglierebbe tra i 60 e i 70 miliardi di dollari, circa 14 miliardi - un quarto del totale - solo dall’Italia. Cifra che ipotizziamo perché dal nostro Paese, con la vecchia imposta, erano arrivati 6 miliardi dei 28 miliardi complessivi.
D. La tassa sarà una tantum?
R. Di sicuro va applicata ai profitti del 2026. Poi si valuterà se rinnovarla o abolirla di anno in anno, in base all’andamento del prezzo dell’energia.
D. Cosa fare con il denaro?
R. La Commissione dovrà tagliare le bollette a famiglie e imprese, abbassare i prezzi alla pompa di benzina e soprattutto finanziare le rinnovabili e la transizione energetica, unica strada verso l’indipendenza dai combustibili fossili. E penso che Bruxelles sarà dalla nostra parte perché il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, su mia domanda, ha aperto alla tassa.
D. Questi fondi però arriveranno nel 2027. Come agire nell’immediato?
R. Andrebbe sospeso il Patto di Stabilità. La premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno fatto un danno all’Italia quando ne hanno approvato la riforma, che ci riporta al passato. Dopo la pandemia avremmo dovuto lasciarci più margini di bilancio e invece non abbiamo imparato la lezione e tagliato la spesa pubblica.
D. I mercati non apprezzeranno l’aumento dei deficit.
R. Sarà solo temporaneo. Nel 2027 Bruxelles potrebbe restituire agli Stati quanto incassato con la tassa sugli extraprofitti e compensare, così, le maggiori spese del 2026.
D. E il gas russo?
R. Oggi non ci sono le condizioni per comprarne quantità maggiori. Penso che l’energia di Mosca potrebbe tornare sul tavolo solo più avanti ed essere utilizzata come strumento per convincere Vladimir Putin a negoziare una pace con l’Ucraina. (riproduzione riservata)